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UNA SIMPATIZZANTE INTERVISTA IL SEGRETARIO ANZIONALE N.P.A.
La signora L.A. , una nostra nuova simpatizzante, ci ha fatto delle domande. Non è nostra abitudine rispondere pubblicamente a domande formulate in forma riservata. Nonostante ciò, abbiamo chiesto alla signora se potevamo renderle in forma pubblica di intervista e lei ha gentilmente acconsentito raccomandandoci solo di non citare il suo nome e cognome per intero. E' una eccezione ma crediamo ne valga la pena per l'interesse intrinseco che hanno queste domande e perché quest'ultime dimostrano la maturità di chi guarda con interesse e simpatia al 'Nuovo Partito d'Azione', un partito che, nonostante la sua forte carica di radicalità, cerca consensi ragionati e maturi, laici, e non fanatici. Quelli li lasciamo ad altri partiti ed ai presunti semidei della politica nazionale che sembra dimorino anche nel centrosinistra. Per l'occasione abbiamo girato le domande al Segretario Nazionale.
L.A. - Voi del 'Nuovo Partito d'Azione' volete un ritorno al proporzionale puro, senza quote di sbarramento, senza premi di maggioranza e con la possibilità di tener in conto anche la volontà politica degli astensionisti tagliando dei seggi in proporzione della percentuale degli astensionisti. Che cosa significa tagliare dei seggi in proporzione della percentuakle degli astensionisti in concreto?
Segretario Nazionale NPA - Innanzitutto mi lasci dire che il Nuovo Partito d'Azione è l'unico partito italiano che rispetta gli astensionisti i quali sono cittadini italiani che pagano le tasse, che non sono dei criminali e che non hanno perso i loro diritti politici.
Essi semplicemente non li esercitano e sempre più spesso alla base di questo rifiuto c'è una espressione di forte politicità che non trova negli attuali partiti i canali attraverso i quali esprimersi. Ma questa è colpa dei partiti attuali non degli elettori. Invece ormai il 30% o quasi dei cittadini italiani è considerato invisibile agli occhi della politica ufficiale. Perché proprio noi del Nuovo Partito d'Azione rimettiamo al centro i diritti degli astensionisti? Prima di tutto, perché noi intendiamo essere i paladini di tutti gli invisibili italiani sia per motivi economico-sociali sia nel campo della democrazia formale. Secondo, perché siamo il partito della "rivoluzione democratica" e mi sembra che ricordarsi dei diritti e dello status degli astensionisti faccia già parte di un ampio progetto di rivoluzione democratica che va ben oltre quello a cui assistiamo oggi; quasi una utopia, ma una utopia concreta. Venendo ai particolari, credo di poter dire senz'altro che se alle elezioni politiche il 30% non va a votare allora dopo la conta degli eletti e prima della convalidazione, si taglierebbe il 30% dei seggi, proporzionalmente a tutti i partiti. Molto semplice. Questo sarebbe un vero incentivo per i partiti attuali a pensare al popolo e non solo ai propri apparati. Se vogliamo, questo meccanismo risolverebbe già in partenza anche il problema di tagliare il numero dei parlamentari, un tema oggi molto alla moda. Il problema è che non basterebbe neppure questo per far cambiare la testa a questi partiti; bisognerebbe aggiungere al taglio dei seggi in Parlamento anche il taglio del 70% degli stipendi dei parlamentari ed il taglio, altrettanto robusto, dei cosiddetti rimborsi elettorali. Ma da queste orecchie i partiti, tutti i partiti, comprendendo anche quelli che si vantano di essere i paladini della legalità e del nuovo, non ci sentono proprio.
L.A. - Nel programma NPA si legge testualmente: "Introduzione di una tassa annuale progressiva e combinata, la TPPC, sui patrimoni mobiliari e sulle transazioni immobiliari a partire da patrimoni familiari mobiliari superiori a 200.000 euro il cui ricavato vada interamente in un costituendo ‘Fondo speciale per la riduzione del debito pubblico' (la tassa patrimoniale resterà in vigore almeno fino a quando il debito pubblico non sarà stato ridotto ad una percentuale oscillante tra il 40% ed il 60% (limite dei trattati di Maastricht) del PIL (attualmente il rapporto debito/Pil è al 106% e sta risalendo pericolosamente mentre il debito ha toccato il record negativo assoluto proprio nelle ultime settimane).
Nel vostro programma ci sono tassazioni ai proprietari immobiliari e ai parlamentari. Per risanare il debito pubblico esiste anche la via dello spendere meglio i soldi, favorendo tutti i progetti a costo zero. Perche' non ne parlate? Che posizione avete riguardo alle grandi opere?
Segretario Nazionale NPA - Prima di entrare nel vivo della domanda mi lasci fare una premessa. Innanzitutto un programma, per quanto sia una delle cose fondamentali per l'identità di un Partito, non è un testo sacro ed immutabile per quanto riguarda i dettagli.
Con questo voglio dire che, per esempio, la soglia di 200.000 euro la stiamo per alzare e per portarla a 400.000 euro; questa cifra si intende come patrimonio di un nucleo familiare e come patrimonio prettamente liquido. Questo lo si capisce anche da altri dettagli. Il programma è del 2006 ed oggi siamo nel 2010. A distanza di quattro anni anche il rapporto debito/Pil non è più del 106% ma del 115%. Ma questi appunto sono dettagli. Quel che contano sono i principi. Detto ciò, faccio una precisazione; il taglio degli stipendi dei parlamentari nella misura del 70% non è una tassa, mentre la tassa sulle transazioni immobiliari in fondo non è gran cosa. La vera e propria tassa è la TPCC cioè una tassa patrimoniale che per un certo numero di anni dovrebbe essere la misura di finanza straordinaria più importante ed innovativa per uscire fuori dall'emergenza del debito pubblico. Questa è la tassa vera e propria. Per quanto riguarda la ricchezza immobiliare, se uno è un ricco possessore di immobili e non li vende non paga nemmeno la modica tassa sulle transazioni immobiliari. Per questi casi ci sforzeremo di pensare a qualcos'altro, però, lo ripeto, quando parliamo di tassazione patrimoniale progressiva lo facciamo sempre pensando appunto ad un criterio di progressività, a patrimoni mobiliari e ad un periodo indefinito ma comunque non eterno. Il problema è uscire dall'asfissia del debito pubblico e per far ciò non abbiamo mai pensato che una tassa patrimoniale sia la sola cosa da fare. Nel programma si parla anche di tagli e di lotta agli sprechi, alle spese inutili, agli enti inutili. Mi faccia dire un'altra piccola cosa; in un programma serio non si può parlare di qualsiasi cosa altrimenti si va a produrre quella cosa mostruosa ed indigeribile che è stato il programma di Prodi in 280 punti. Sulle grandi opere possiamo solo dire che se sono davvero grandi debbono costituire un reale investimento produttivo per il Paese. A questa condizione ne aggiungiamo altre tre ed esattamente; a ) non debbono foraggiare la grande e piccola criminalità mafiosa; b) non debbono stuprare il territorio e le sue bellezze; c) non debbono devastare il bilancio soprattutto in tempi di magra come l'attuale anteponendole come fa Berlusconi col ponte di Messina a cose ben più urgenti e necessarie anche nel campo delle opere pubbliche. Se tutte queste quattro condizioni vengono rispettate allora in via di principio saremmo favorevoli anche noi.
L.A: - Nel programma NPA è scritto: "Adozione di una serie di politiche organiche convergenti sullo stesso obiettivo di determinare una diffusa e duratura tendenza alla riduzione dei prezzi al consumo e delle tariffe, soprattutto di un largo paniere di generi di uso comune, e inversione della tendenza speculativa, da ottenere se necessario anche con mezzi coercitivi, che, prendendo a pretesto l'introduzione dell'euro, ha operato una vera e propria rapina legalizzata ai danni dei consumatori italiani". La mia domanda è:
come pensate di realizzare la riduzione dei prezzi dei beni al consumo? Purtroppo il grosso dell'aumento dei prezzi si e' verificato anche nei servizi (ristorazione, visite specialistiche private, consulenze ecc..) e nel settore immobiliare. Come pensate di muovervi a riguardo?
Segretario Nazionale NPA - Comincio dall'ultimo aspetto. Come può muoversi un partito molto piccolo ed ancora quasi allo stato nascente come il nostro? Non siamo né al governo né in Parlamento e quindi possiamo, oltre a tener vivo il problema, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica, tentare delle petizioni. Infatti una l'abbiamo già fatta circa due anni fa in piena fase speculativa dei prezzi. In questo specifico momento il problema è un po' meno sentito ma non perché i governi abbiano agito con la mano pesante, assolutamente niente di tutto questo, ma solo perché è in atto una deflazione quasi naturale, potrei dire, che è la conseguenza della grande crisi finanziaria del 2008. In ogni caso, per abbassare i prezzi si possono fare tantissime cose a patto che ci sia la forte volontà politica di un governo che decida di stare dalla parte delle grandi masse popolari. Invece il governo Berlusconi è spudoratamente dalla parte degli speculatori di ogni risma ed il governo Prodi su questo tema è stato pavido e timido ed anche per questo motivo è stato sconfessato dallo stesso elettorato del centrosinistra. Il tema è amplissimo. Mi faccia fare solo un esempio. Dove sono finiti i farmer-market? Anzi mi lasci fare una denuncia; ci stiamo accorgendo che il principio del farmer market lo si sta completamente stravolgendo da noi in Italia? Ammesso che se ne veda qualcuno in giro.
L.A. - Il programma NPA parla anche di riduzione di tutte le sacche di spreco nel bilancio statale ed in quello degli enti locali e di sottogoverno. Il risparmio ottenuto va nel ‘Fondo per il reddito di cittadinanza'.
La riduzione degli sprechi passa, a parer mio, attraverso un migliore utilizzo delle risorse umane che devono essere utilizzate laddove realmente servono. E' assurdo far controllare i dipendenti assenteisti (come ha fatto Brunetta) e demotivare e lasciare inoperosi dipendenti pubblici con spirito di iniziativa e volonta'. Bisogna partire dall'idea che non tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni ed esistono risorse umane che, se ben utilizzate, potrebbero migliorare tantissimo il funzionamento degli uffici pubblici. Propongo una sorta di customer satisfaction in cui ciascun utente che ha a che fare con la pubblica amministrazione e la sanita' deve compilare, in modo da migliorare sacche di disservizio.
Il punto non e' solo “risparmiare” ma far funzionare la pubblica amministrazione. Che ne pensate?
Segretario Nazionale NPA - Anche questo è un tema vasto e molto spinoso. Comunque voglio dire qualcosa anche a questo riguardo. Veda, cara amica, il pubblico impiego è una giungla per cui non si può parlare con un unico criterio. Qui più che mai non bisogna recedere da un atteggiamento pragmatico che di certo non è quello di Brunetta contro il pubblico impiego e contro i 'fannulloni'. Questo non vuol dire che anche Brunetta non colga una parte della verità. Ma è una parte appunto, smentita in ogni momento da visioni della stessa realtà ben diverse dalla sua. C'è tanta gente che lavora nel pubblico impiego per poco e con turni massacranti e parlo di quelli già stabilizzati senza dire dello sfruttamento dei precari; c'è, al contrario, gente che fa poco o niente e c'è addirittura gente che se la spassa; penso a tanti dipendenti regionali di tante regioni, specialmente al Sud. Questi ultimi o molti di questi ultimi paradossalmente non hanno nemmeno colpa del loro parassitismo non solo perché in tutto il pubblico impiego l'organizzazione del lavoro è inefficiente ma perché molti posti nelle piante organiche sono del tutto inutili ed inventati per motivi clientelari. Insomma possiamo prendercela pure con i lavoratori del pubblico impiego fannulloni, ma il vero problema è che da decenni tutta l'organizzazione sociale, compreso il pubblico impiego, segue logiche distorte. Per rimodellare l'organizzazione del lavoro nel pubblico impiego occorrerebbe in realtà rimodellare la stessa organizzazione della società.
L.A. - L'NPA dice: "Lotta dura all'elettrosmog e cancellazione del decreto Gasparri. Riduzione a 0,3 elettronvolt come nuovo limite massimo di emissione per ogni centralina dei gestori telefonici già impiantata o da impiantare, delocalizzazione obbligatoria a cura dei comuni delle antenne fuori dai centri abitati ed introduzione di reati che prevedano pene severe per chi produce immissione nell'ambiente di onde elettromagnetiche oltre i nuovi limiti di 0,3 elettronvolt/metro". Che posizione avete riguardo al nucleare? E circa le grandi opere?
Segretario Nazionale NPA - Sulle grandi opere penso di averLe già dato una esauriente risposta. Sul nucleare in via di principio siamo molto contrari. Lei continua a farmi domande che stimolano non il nostro lato ideologico ma l'altro lato, quello pragmatico-empirico. Ci verrebbe facile e naturale dire che noi neoazionisti auspichiamo una società rinnovata anche nelle fonti di produzione energetica attraverso appunto energie pulite e rinnovabili. La nostra tendenza ideale sarebbe questa. Poi bisogna fare i conti con i bilanci e con la scienza. Alcuni dicono che le energie rinnovabili costano ancora di più dell'energia nucleare, altri dicono il contrario, altri ancora dicono che la questione è quella di far scendere i costi di produzione del fotovoltaico e di farne una produzione di massa. Bisognerà verificare tutte queste cose. Noi abbiamo istituito un Dipartimento Ambiente che approfondirà anche gli aspetti tecnici di questi discorsi. Poi c'è comunque un fatto puramente politico di cui i fautori del nucleare debbono tener conto; la volontà delle popolazioni che vivono presso le centrali nucleari da riadattare o da costruire ex novo. Per quel che ci riguarda non una sola centrale dovrà essere costruita contro la volontà delle popolazioni direttamente interessate.
L.A. - Leggo: "Introduzione, in casi limitati, della class action". Perche' in casi limitati? Considerate inoltre che molte leggi sono strutturate apposta per favorire il ricorso ad una causa, invece che cercare di risolvere le problematiche. Diventerebbe molto importante favorire dove e' piu' possibile il ricorso a metodi extragiudiziale per evitare la lunghezza dei processi.
Segretario Nazionale NPA - Per casi limitati intendiamo riferirci soltanto ai casi in cui ci sia un ragionevole fondamento di una causa collettiva contro aziende o settori aziendali. Niente di più e niente di meno. Certo non è che questi criteri siano di facile definizione, me ne rendo conto. Sarebbe preferibile la soluzione extragiudiziale anche in questi casi e per tanti altri motivi.
L.A. - Nel programma del Nuovo Partito d'Azione c'è scritto: "Inasprimento delle pene e delle leggi contro ogni altra forma di criminalità comune". A tale riguardo vorrei sottolineare come NESSUN PARTITO parli di un autofinanziamento delle carceri. E' inutile continuare ad inasprire le pene se poi i detenuti escono dal carcere perche' non ci sono i soldi per mantenerli. Credo invece che se per reati non gravi il carcere diventasse un luogo dove il detenuto apprende un mestiere, produce un prodotto che viene venduto e che consente al carcere di autofinanziarsi si avrebbero tre grandi vantaggi: 1) il carcere diventerebbe un luogo di recupero invece che un soggiorno di persone senza futuro; 2) la collettivita non dovrebbe farsi carico economicamente dei detenuti; 3) al termine del periodo di carcere il carcerato potrebbe avere un esperienza da riutilizzare per l'inserimento nella societa' civile e un piccolo risparmio per affrontare i primi periodi fuori dal carcere.
Segretario Nazionale NPA - Non credo che il problema sia l'autofinanziamento dell'istituto carcerario in quanto questa tipologia di spesa, relativa alla custodia dei soggetti detenuti, è giusto che sia a carico dello Stato ed i soldi per svolgere questo lavoro insieme a quello rieducativo ci sono, ci sarebbero; si
tratta ovviamente di scelte politiche e di corretta gestione della risorse pubbliche.
Molte altre strutture nuove a giro per l'Italia sono state inaugurate e mai utilizzate.
La “cialtroneria” della cosa pubblica è una costante che nel
nostro paese si ripercuote in tutti i settori, anche e soprattutto nelle politiche sociali che dovrebbero e non sono portate avanti con adeguata attenzione e senso progettuale.
Il problema del lavoro all'interno e all'esterno dell'istituto penitenziario è sicuramente un aspetto importante che più
come mezzo di autofinanziamento, che comunque non riuscirebbe mai a coprire i costi di gestione del carcere stesso, è importante perchè attraverso questo passa la rieducazione dei detenuti. Sviluppare la possibilità di accedere all'esperienza lavorativa che diventa così uno strumento rieducativo per i detenuti, è un elemento su cui investire in quanto rappresenta anche un
risparmio economico che può di fatto diminuire il fenomeno della recidiva.
Infatti un detenuto che lavora, che apprende un mestiere è un soggetto avviato verso un percorso di riabilitazione sociale che diminuirà le possibilità di una sua ricaduta nel circuito penale.
In tutti gli istituti di pena i soggetti detenuti sono ammessi
a turno per un breve periodo a lavorare, ma si tratta in prevalenza di lavori legati alla manutenzione e alla pulizia della struttura, svincolati dal sistema produttivo. Sarebbe importante che in tutti gli istituti si creassero dei laboratori, delle piccole officine dove si impara un mestiere e per fare questo occorre investire, facendo sostanzialmente una scelta politica.
L.A. - Sulla giustizia scrivete: "Revisione del Codice Penale, del Codice di Procedura penale e di tutte quelle leggi che obbligano i magistrati o meglio che consentono loro in base a discutibili ed arbitrarie interpretazioni delle norme il rilascio in libertà dopo periodi ridicoli di detenzione degli autori di gravi crimini". Io penso che i magistrati applichino la legge. Quindi, se le persone vengono messe in liberta', e' perche' la legge lo consente.
Segretario Nazionale NPA - Certo. Se i magistrati data la vaghezza di certe leggi applicano dei criteri un po' troppo discrezionali la colpa non è la loro ma di chi fa le leggi. Quindi la nostra indicazione programmatica è in realtà diretta a chi siede in Parlamento non certo ai magistrati.
L.A. - Leggo ancora: "Adozione di una legge contro il conflitto di interessi, che preveda l'esclusione dalla vita pubblica per i cittadini concessionari di un bene pubblico che risultino ancora, formalmente o sostanzialmente, detentori della concessione al momento dell'accettazione di una candidatura a cariche elettive e conseguente adozione di una norma di legge per cui nessun cittadino italiano o straniero può essere, formalmente o sostanzialmente, attraverso familiari o prestanomi, proprietario di più di una licenza di trasmissione televisiva a livello nazionale. Sono d'accordissimo con voi. Aggiungerei anche che la partecipazione alla politica deve essere temporanea e non deve diventare un mestiere... E poi che la persona che ha incarichi non deve essere né indagato, né condannato ad alcun grado e che quando la condanna interviene il politico deve dimettersi.
Segretario Nazionale NPA - Quelli che cita Lei sono anche ciò che alcuni partiti considerano come il massimo concepibile nell'ambito dell'autoregolamentazione etica: invece per noi del 'Nuovo Partito d'Azione' sono solo i criteri minimi. Per spiegarmi meglio dovrei tratteggiare una poco diplomatica comparazione con altri partiti, anche con i partiti del centrosinistra, finanche con quei partiti del centrosinistra che credono di avere il monopolio del tema della legalità. Già in altri interventi ho avuto modo di dire che per noi la legalità non è un feticcio, non è un criterio massimo ma solo un criterio minimo. Prima ancora della legalità c'è la moralità, c'è la decenza politica. Ma anche su queste tematiche in realtà l'intransigenza azionista si trova in uno splendido isolamento sia ai tempi nostri per quel che riguarda l'NPA, sia tanto tempo fa per i nostri padri del PdA.
L.A. - Vorrei qualche chiarimento anche sul punto dove scrivete di "Valorizzazione del Terzo Settore, dell'economia del ‘privato sociale', di nuove forme solidaristiche e di mutuo sostegno fra i cittadini, adozione di nuove leggi per un Welfare State deburocratizzato, efficiente, più avanzato, e, nello stesso tempo, meno costoso". A mio modo di vedere basterebbe favorire tantissime iniziative a costo zero che invece, oggi come oggi, vengono sistematicamente ostacolate dalla politica, perche' attraverso l'invasione della sfera privata, la politica costruisce il suo bacino di voti. Questo e' uno degli elementi devastanti del nostro sistema che deve essere eliminato. Si parla di libera iniziativa? E allora la libera iniziativa deve essere favorita davvero, anche per i piccoli, senza troppi ostacoli, burocrazie ecc... volti solamente a creare caste.
Segretario Nazionale NPA - Non so a quali iniziative a costo zero Lei si riferisca esattamente. Caso mai ce ne può segnalare qualcuna e ci farebbe cosa assai gradita. Quel che posso dire di sicuro è che i neoazionisti guardano con favore a tutte quelle iniziative private che si svolgono in modo lecito e che producono ricchezza non solo per le imprese ma anche per la società. Però, anche in questo siamo abbastanza avanguardisti, ci piace guardare lontano e quindi oltre le tradizionali forme di attività economica privata e oltre i tradizionali limiti; a noi piace progettare una società diversa e nuova, quella che definiamo da qualche tempo l'alternativa azionista al presente tipo di società. Nella nostra società ideale oltre alle forme tradizionali di attività economica privata c'è quella che definiamo del "privato sociale" cioè di un privato che lavora con le forme del privato ma con finalità che trascendono lo stretto utilitarismo dell'operatore privato. Quindi né veramente privato né veramente pubblico: per questo viene chiamato terzo settore e la logica e le finalità del terzo settore a noi piacciono moltissimo. Un altro nostro cavallo di battaglia è quello dei bisogni e dei meriti. Quel che dice Lei nel campo economico ci trova del tutto concordi. Auspichiamo il rispetto del valore del merito anche nel campo dell'economia dei privati, ma sempre un attimo dopo che sia stata soddisfatta l'ampia tematica dei bisogni e della 'seconda società' che per noi ha la precedenza.
L.A. - Per finire, vorrei capire meglio perché parlate di abolizione dell'Ente Provincia. Piuttosto che abolirla, io cercherei di dare all'Ente Provincia una funzione diversa.
Segretario Nazionale NPA - La prendo un po' da lontano. Purtroppo i partiti sulla scena ufficiale sono ancora ben lontani dall'aver preso coscienza del fatto che stiamo camminando su un vulcano che può svegliarsi da un momento all'altro. Fuor di metafora questo vulcano, questa montagna inquietante si chiama debito pubblico. Io ritengo che a quota 120% del rapporto debito/Pil, e ci siamo quasi, l'Italia possa di fatto entrare in uno stato di pre-fallimento tecnico. Che poi non si arrivi al default vero e proprio questo dipenderà anche da fattori di altro tipo, ma tecnicamente siamo prossimi al baratro. Il problema vero è che la gente non ha alcuna coscienza di ciò e che i partiti se ne fregano di dire la verità all'elettorato.
In questa situazione lo Stato italiano non può più permettersi di buttare ogni anno migliaia di miliardi di euro per mantenere in piedi un ente pressoché inutile come la Provincia. Quelle quattro funzioni residue che restano in capo agli enti provinciali possono tranquillamente essere assorbite dalle Regioni e in questo modo magari troviamo anche qualcosa da far fare a tanti impiegati regionali che stanno dalla mattina fino alle 14,00 del pomeriggio a chiedersi cosa debbono inventarsi per far passare il tempo di quelle poche ore di lavoro, se di lavoro in quei casi si può davvero parlare.
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CONSIDERAZIONI DEL SEGRETARIO N.P.A. SULLE PROPOSTE AVANZATE DA PAOLO FLORES D'ARCAIS
Concordo su molte delle cose scritte da Paolo Flores d'Arcais nel suo articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” del 29 dicembre dal titolo “ Caro Di Pietro l'Idv non basta” .
Dice bene il direttore di Micromega soprattutto quando richiama Di Pietro ai suoi nuovi doveri, quando lo esorta a non mettere davanti a tutto, se ho ben capito il sottinteso, solo la crescita del suo partito rinunciando ad una strategia più ampia. Faccio mio il suo invito; più ci si ingrandisce più i doveri aumentano. Il nuovo dovere dell'Idv, dice Flores, è che esso si renda promotore di un soggetto più grande che guidi una nuova opposizione. Fin qui ci siamo anche se non concordo del tutto con la forma che questo nuovo soggetto dovrebbe assumere. La mia idea è il rassemblement ; l'Idv non dovrebbe sciogliersi né dovrebbe fagocitare al suo interno movimenti viola, grillini, ex girotondini o altri soggetti che possano naturaliter ritrovarsi in questo progetto come noi del Nuovo Partito d'Azione ad esempio. Due annotazioni molto telegrafiche sulla cultura azionista che è rappresentata in politica soprattutto da noi, anche se non solo da noi. Per i rapporti fra il PD e la cultura azionista rimando il lettore ad un mio intervento sul quotidiano “Europa” del 24 dicembre scorso.
Per quanto riguarda invece azionismo e Idv posso portare una testimonianza personale che finora non era mai venuta fuori; anni fa, nel 2003, fui proprio io a cercare di creare nell'Idv un punto di riferimento che si richiamasse esplicitamente all'azionismo ma poi lasciai perdere. Per quanto possano sembrare assimilati nell'antiberlusconismo radicale ed in un acceso spirito legalitario, azionismo (Npa) e Idv sono due cose abbastanza differenti ed è da differenti che potrebbero partecipare al progetto proposto da Flores d'Arcais.
Ho una sola perplessità però molto forte; Di Pietro ed il suo partito saranno disponibili?
Ho forti dubbi al riguardo. Naturalmente mi auguro di sbagliarmi.
Pino A. Quartana
Segretario Nazionale del NPA
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NUOVO PARTITO D'AZIONE, INTERVISTA AL SEGRETARIO NAZIONALE QUARTANA
(pubblicata su prismanews.net)
Segretario, una battuta giusto per rompere il ghiaccio. Come sigla, l'NPA ricorda il quasi omonimo MPA… “Ah, il partito siciliano di Lombardo… Spero che nessuno faccia confusione: il nostro era una partito che non aveva rappresentanza malgrado una storia rilevante. All'inizio forse neppure noi credevamo in una rinascita – o resuscitazione – ma ce l'abbiamo fatta. E non che fossimo i soli a cullare tale progetto, anche potenti realtà finanziario-economico-editoriali lo avevano in mente… forse noi abbiamo avuto il vantaggio e il merito di rispettare la nostra storia, il nostro passato, i nostri valori. Dopo sessanta anni, rieccoci!”.
Ritorna dunque a vivere un partito storico. Lei ne ribadisce passato, valori e una tradizione che si potrebbe definire gobettiano/liberale. “Sì, è così. E' nella nostra storia la credibilità del nostro progetto politico: in sintesi potremmo definirlo come <azionismo radicale>, una formula che supera concettualmente esperienze come i girotondi, Pancho Pardi, lo stesso Di Pietro. Dall'IDV ci divide parecchio: lui è considerato un Masaniello mentre noi rifiutiamo l'idea stessa del giustizialismo alla quale sostituiamo quella di <intransigenza>… che senza remore né falsità potrei definire <giacobina>”.
Però, un giudizio netto. “Diciamo che ci lasciano perplessi alcuni aspetti dell'IDV. Se non proprio incoerenti, forse potremmo definirli contrastanti. Ma non ci interessa parlare degli altri”.
Giusto. Torniamo all'NPA e alla sua caratterizzazione di <azionismo radicale>. “Per essere chiaro: più riformista fra i radicali e più radicale fra i riformisti”.
Insomma, dobbiamo incasellarvi a sinistra. “Però prima chiediamoci cosa sia essere di sinistra. Se per molti Sinistra è sinonimo di comunismo, per noi assolutamente no. Ed è questo, paradossalmente, il nostro più grosso problema: non essere incasellabili visto che abbiamo estrema facilità di rapporti ma difficoltà di alleanze. Se teniamo conto che non ci interessano poltrone (piccole e grandi); che siamo depositari di una storia politica incontaminata; e che siamo oltre la socialdemocrazia senza essere né comunisti né marxisti, ecco spiegata la difficoltà del metterci nella famosa casella. Dalle alleanze precedenti siamo usciti, ad esempio da Sinistra e Libertà. Tuttavia è innegabile il nostro ruolo di filtro, di elemento decodificatore di tutto quello che sta accadendo nella Sinistra italiana, molto più che divisa… la nostra facilità di rapporti e dialogo dovrebbe essere tenuta a mente”.
Ma quanto vale in percentuale il Nuovo Partito d'Azione? “Avendo presente che siamo ancora in fase di organizzazione e che la nostra operatività risale appena al 2006, potremmo tranquillamente valere l'1%. E forse di più se valutiamo la nostra cultura di governo che ci ha spinti a prendere a cuore un tema davvero delicato per il nostro Paese: il debito pubblico”.
Avete una ricetta particolare? “Sì, la patrimoniale”.
Bè, non è una novità, ne parlava anche Bertinotti. “Sì, ma poi l'argomento è caduto nel dimenticatoio. Per noi è uno strumento decisivo… Più esattamente dovremmo definirla <perequazione patrimoniale>”.
Ce la spieghi. “Va applicata a patrimoni familiari a partire da 400mila euro. La prima aliquota è pari a 0,25% e le altre salgono con l'aumentare del patrimonio. La fascia massima è quella che verrà imposta a patrimoni familiari da 4 milioni di euro. L'idea è che il 10% più ricco d'Italia attui una sorta di filantropia forzata senza tuttavia vedersi alienata la proprietà… è come se venissero fuori tanti Bill Gates che con fondazioni, sovvenzioni, ecc. arrechino beneficio a chi sta dalla parte opposta della piramide”.
A parte la valutazione del resto della politica nazionale, il limite è quello dei furbetti, degli evasori… “Dobbiamo avere tutti chiaro che il sistema mondiale - non solo italiano - sta precipitando verso un modello insostenibile dove avidità, ingordigia, eccessi smodati stanno creando squilibri economici, finanziari, demografici, ambientali. Davanti a una situazione del genere, occorre invertire la tendenza… Per i furbetti o gli evasori una regola semplicissima: chi evade va in galera!”.
Uno dei mali nazionali è che si fa troppa <partitica> e poca <politica>. Ne discende una terribile mancanza di visione di medio-lungo periodo. “Sono d'accordo. La politica italiana è indietro anche nelle cose più banali… e alla Sinistra manca un ragionamento semplice che eviti di inanellare sconfitte. Proponiamo un fronte comune - al di là delle sigle e del nome che si darà - dove si possa lavorare tutti insieme anche se mantenendo la propria individualità. Ai dirigenti della Sinistra chiedo: ma non vi accorgete che con un governo conservatore si va incontro allo sfascio epocale? Se l'orizzonte è quello del cambiamento di tipo economico, finanziario, demografico, ambientale, ebbene la ricetta dei conservatori in ogni parte del mondo è perdente!”.
Una proposta contro lo spreco della politica italiana. Anche a costo di passare per qualunquisti. “Più di una: taglio del 70% degli stipendi per deputati, senatori, consiglieri regionali, ecc. Rivedere, ma in modo serio, i finanziamenti pubblici e i rimborsi elettorali. Abbassare gli stipendi degli europarlamentari italiani e attribuire un plafond di 3mila euro mensili solo alle cariche politiche più alte. Ecco, nelle idee, l'intransigenza giacobina!”.
Ultima domanda, le alleanze. Anche in vista delle Regionali di primavera. “Non ci impegneremo! Staremo alla finestra: nessuno a Sinistra ha le carte in regola, dunque non daremo il nostro appoggio nemmeno dall'esterno. Il rischio di essere poco visibili? Non ci sono partiti in lizza, solo capipopolo, soprattutto al Sud”.
Alfonso Palumbo
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