Capisaldi teorici ed ideologici principali:
A) QUESTIONE MORALE E LOTTA AI POTERI OCCULTI, FORTI, DEVIATI, ALLE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI
La questione morale è il grande tema ereditato dal vecchio Partito d'Azione di Parri, colui che già all'alba della Repubblica nata dalla Resistenza voleva veramente debellare il cancro mafioso, come ricorda Giorgio Bocca, ma non gli fu permesso. A parte le innumerevoli prese di posizione a favore delle azioni della parte migliore della magistratura, che ha indagato i casi di corruzione e di malaffare politico e mafioso, prese di posizione sempre coerenti, il nostro Partito è stato, tanto per fare uno dei tanti esempi possibili, il solo partito che in Calabria si fece promotore, insieme alle principali associazioni antimafia calabresi, a cominciare dall'Associazione “Ammazzateci tutti” dei ragazzi di Locri, dell'appello a sostegno dei giudici Woodcock di Potenza e De Magistris di Catanzaro.
B) OPPOSIZIONE AL TURBOCAPITALISMO ED AL LIBERISMO DELLA GLOBALIZZAZIONE
I nuovi problemi rappresentati da un turbocapitalismo finanziario globalizzato che sta distruggendo una immensa ricchezza finanziaria (e non solo finanziaria ovviamente; posti di lavoro, pensioni, agricoltura, aspettative di vita, bisogni materiali e post-materialistici ecc. ecc.) e che sta imponendo un liberismo senza regole destinato a schiavizzare masse sempre più grandi di cittadini sono al centro della riflessione neo-azionista tendente a delineare una alternativa di società, una alternativa all'attuale assetto della società. La crisi epocale del capitalismo è la dimostrazione che le ricette della destra, da qualsiasi punto di vista le si analizzi, sono catastrofiche non solo per l'Italia e per l'Occidente, ma per tutti i Paesi della Terra. Sono ricette comunque datate, non adeguate alla novità dell'ultima tremenda crisi finanziaria ed economica globale. La crisi non è cominciata in realtà con l'esplosione della bolla dei mutui subprime , ma nel giorno in cui Bush tagliò le tasse ai miliardari che neanche l'avevano chiesto e, nel contempo, i servizi a milioni di americani, che diventarono, da lì a poco, homeless o senza assistenza medica. E' una problematica immane che tocca anche la questione dei mutui subprime , la speculazione mondiale sui prezzi (che in Italia diventa doppia speculazione), gli squilibri nei rapporti valutari, la precarietà lavorativa endemica e tanti altri fenomeni inquietanti.
C) DEBITO PUBBLICO E PATRIMONIALE
E' ormai dimostrato che ridurre le tasse ai ricchi ed anche ai benestanti, non solo è una cosa che il sistema Italia non può permettersi a causa dell'altissimo e cronico debito pubblico, ma che non produce maggior reddito spendibile da destinare ai consumi e quindi in sviluppo economico. L'esigenza prioritaria per noi è un piano di rientro dell'enorme debito pubblico italiano, che, pericoli di default a parte, non permette al Paese di fare alcunché. C'è un modo di destra di gestire la finanza pubblica che è quello di Berlusconi (riduzione delle tasse ai ricchi ed ai benestanti, massacro sociale di tutti i ceti popolari e piccolo-borghesi, delle fasce giovanili) senza peraltro che il rapporto debito/Pil diminuisca; anzi sotto i governi di Berlusconi aumenta sempre. Ci deve essere inoltre un modo di sinistra che non preveda aggravi di tasse per i ceti popolari, che preveda entrate straordinarie ingenti ed aggiuntive derivanti da una consistente patrimoniale, dalla lotta all'evasione, dalla confisca dei grandi patrimoni mafiosi, che stanno nell'economia legale e nella finanza del Paese e non più in qualche sperduta campagna siciliana, dai tagli degli sprechi e delle Province e che preveda una redistribuzione dei redditi a favore delle classi più disagiate e simultaneamente un progressivo rientro dell'enorme stock del debito pubblico. La nostra tassa patrimoniale scatterebbe al livello di una ricchezza per nucleo familiare (esclusi gli immobili) stimata a partire da 400.000 euro con molte aliquote progressive (pensiamo al livello più basso di tassazione, e cioè dopo 400.000 euro, ad una aliquota dello 0,3% annuo di imposizione straordinaria patrimoniale, aliquota che andrà crescendo progressivamente a livelli superiori di consistenza patrimoniale).
Punto 4 e vari altri punti del programma NPA.
D) TEORIA E DIFESA DELLA SECONDA SOCIETA' E REDISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA
La difesa delle fasce sociali 'non garantite', degli invisibili della società, dei precari, degli emarginati dal sistema produttivo (e in una certa misura anche dalla società), cioè di tutto ciò che chiamiamo la seconda società' , una definizione chiaramente debitrice di quella che fu la cultura del movimento del '77, è al centro della proposta politica del 'Nuovo Partito d'Azione'. Questi cittadini sono il nucleo più povero dei poveri ed ai livelli più estremi di questo agglomerato sociale ci sono le persone più disperate, più sole, ci sono gli operai cinquantenni che si suicidano per la perdita del posto di lavoro, ci sono gli homeless altrimenti detti 'barboni'. Se i poveri si calcolano in 15 milioni, la “seconda società” assomma a non meno di 3-4 milioni di persone (forse anche qualcosa in più). La ragazza precaria del call-center di Milano, l'anziano che vive con la sola pensione sociale nei piccoli paesini del Piemonte, il cinquantenne licenziato per la chiusura della fabbrichetta di Anagni, il giovane musicista jazz del quartiere Testaccio di Roma che si aggrappa a tanti saltuari lavoretti in campo musicale e culturale, il piccolo ambulante di Caserta, il sottoproletario dei Quartieri Spagnoli di Napoli o del quartiere Zen di Palermo, il bracciante siciliano o il piccolo commerciante di Vibo Valentia, fallito a causa del racket dell'usura, appartengono a mondi diversi che forse non verranno mai a contatto fra di loro, come invece può capitare per altri soggetti sociali. Tutti questi segmenti sociali hanno però una cosa in comune; sono cittadini soli, disperati, non hanno nessuno alle spalle che si preoccupi o si occupi di loro, nessuna garanzia, nessuna rappresentanza politica o sindacale, nessuna famiglia o “famigghia” potente alle spalle, nessun organo di informazione che parli di loro. Sono la seconda società' , i figli di nessuno, la società sommersa degli invisibili. Ci vogliono quindi ben altri interventi, oggi come oggi, per sanare queste piaghe sociali, per alleviare l'angoscia e la fatica del vivere di questi cittadini italiani che sono stati dimenticati anche dalle sinistre che sono state in Parlamento ed al Governo negli ultimi decenni; ci vuole uno strumento di redistribuzione in termini direttamente monetari che impedisca alle famiglie più emarginate e sole, agli individui che non hanno alcun riparo, di poter vivere con un minimo di tranquillità e di dignità.
Punti 5, 6, 19, 28. Reddito di cittadinanza, imposta negativa sul reddito, pensioni sociali anticipate ai cinquantenni che non riescono più a rientrare nel mondo del lavoro.
E) LOTTA AL "FAMILISMO AMORALE" ED ALLE CASTE
Abolizione dei titoli di “Onorevole” e “Senatore” e sostituzione con il titolo di “Signor Deputato al Parlamento Nazionale”, prelievo del 70% dalle indennità per i parlamentari nazionali e del 50% da tutte le indennità a tutti i livelli inferiori (Assessori e Consiglieri Regionali, Provinciali, Comunali, Amministratori di Enti partecipati dagli Enti Locali e di Enti Pubblici statali, ecc.).
Tali prelievi saranno destinati al costituendo ‘Fondo Speciale per la riduzione del debito pubblico'. Riforma dei concorsi universitari per far valere i meriti effettivi, lotta alle mafie accademiche, riforma delle selezioni per i concorsi pubblici, lotta al clientelismo e al nepotismo, ai concorsi truccati
Punti 1, 2, 9 e 13 del programma.
F) LOTTA CONTRO IL RIALZO DEI PREZZI
Riteniamo del tutto inadeguate e socialmente miopi le ricette che portano inevitabilmente al solo incremento salariale o alla sola defiscalizzazione dei salari. E' molto meglio battersi per una riduzione generalizzata dei prezzi che salvaguarderebbe sia i lavoratori dipendenti, sia quell'agglomerato sociale che noi chiamiamo seconda società . In caso di inflazione, i primi sarebbero protetti dagli adeguamenti salariali conseguenti ai rialzi dei prezzi, i cittadini della seconda società' no, non avrebbero alcuna protezione. Il tema della difesa dei consumatori lo abbiamo portato avanti con forza qualche tempo fa con una campagna di banchetti in varie città (cfr. volantino della campagna "Affamare il popolo è un atto criminale"). Poi l'inflazione e la corsa al rialzo dei prezzi si sono arrestate ed hanno fatto marcia indietro a causa della grande crisi capitalistica mondiale del 2008; ma in questo momento per uscire dalle secche della stessa crisi c'è già chi pensa di poter favorire un riaccendersi della spirale inflazionistica per cui vigilare sull'inflazione e sul rincaro anche speculativo dei prezzi è una delle linee guida dell'azione dell'NPA.
Punto 7 del Programma NPA.
G) LA "RIVOLUZIONE DEMOCRATICA"
Era la bandiera del vecchio Partito d'Azione della Resistenza ed è rimasta la bandiera ideale anche del 'Nuovo Partito d'Azione'. La definizione “d'Azione” per noi vuol dire molto di più di quello che a prima vista può sembrare. Sia nell'ambito istituzionale, che nell'ambito della società e dell'economia, l'azionismo (e, tanto più, il nuovo azionismo dell'NPA) è il paradigma di una società che pensa la democrazia come un processo rivoluzionario ininterrotto. Ma la democrazia può avanzare come processo ininterrotto (inteso così l'azionismo attuale, risulta l'erede non solo dello storico PdA 1942-1947 e ancor prima del partito risorgimentale mazziniano, ma addirittura di tutte le rivoluzioni della prima Modernità; da quella inglese del 1600 con Oliver Cromwell fino alla rivoluzione giacobina francese del 1789), come azione riformatrice permanente in tanti ambiti sociali, a cominciare dai rapporti fra Stato e cittadino per finire all'economia ed alla società dominate dal Capitale (ma non solo dal Capitale). Il neoazionismo non propugna astratte fuoriuscite dal capitalismo verso società che, come quelle dell'Est comunista, si sono rivelate fallimentari sotto il profilo economico e oppressive sotto il profilo delle libertà, ma, anche alla luce delle sempre più disastrose crisi della finanza globalizzata e dello stato sempre più allarmante degli ecosistemi, persegue l'obiettivo di una sparizione o almeno di una fortissima riduzione dell'egemonia del Capitale.
H) TEORIA DEI BISOGNI E DEI MERITI
La teoria dei bisogni e dei meriti che orienta l'azione politica quotidiana del Nuovo Partito d'Azione si diparte dal clima tempestoso ma anche estremamente creativo del ‘77 come ‘teoria dei bisogni radicali' nell'ambito del marxismo eretico della filosofa ungherese Agnes Heller, viene filtrata in senso avanzatamente riformista (o, meglio, riformatore) dal nostro Segretario Nazionale, Pino A. Quartana, a cavallo tra la fine degli anni ‘70 ed i primi anni ‘80 (cfr. Pino A. Quartana, “Riformismo e bisogni”, prima edizione Milano 1982, seconda e definitiva edizione, Antonio Pellicani Editore, Roma, 1990) ed incrocia il versante liberale dei meriti. Verso la metà degli anni ‘80, lo slogan dei “meriti e dei bisogni”, con Claudio Martelli, fu la cosa migliore partorita nel periodo del potente PSI craxiano durante il quale quella teoria però fu solo enunciata (mettendo al primo posto i meriti e al secondo posto i bisogni), ma mai veramente teorizzata o praticata. Rimase un orpello decorativo. Per i nuovi azionisti si tratta invece di un paradigma teorico basilare.
I) LA PEREQUAZIONE PATRIMONIALE ED IL MODELLO DELLA 'QUARTA VIA' NEOAZIONISTA
Nel tipo di società che noi azionisti degli anni 2000 auspichiamo non c'è solo la redistribuzione dei redditi e delle opportunità, non c'è solo il reddito di cittadinanza e gli altri strumenti già citati tra cui una patrimoniale progressiva e combinata. Quest'ultima comincerebbe con aliquote molto basse a livello di una patrimonializzazione finanziaria delle famiglie a partire da 400.000 euro. Riprendendo una idea del vecchio Partito d'Azione (idea di cui non rimase alcuna traccia dopo lo scioglimento del PdA, avvenuto nel 1947), il 'Nuovo Partito d'Azione' ha recentemente inserito nel suo programma anche la cosiddetta "perequazione patrimoniale" ovvero un istituto che sarebbe destinato a cambiare il volto della nostra società. La tassa patrimoniale ( la TPPC ) del nostro programma scatterebbe, come appena detto, al livello di 400.000 euro per nucleo familiare. Noi auspichiamo un tipo di società, la QUARTA VIA , dove con una patrimonializzazione dieci volte superiore (a livello di nuclei familiari e non di aziende ovviamente), ipotizziamo sui 4 milioni di euro, scatterebbe un tetto patrimoniale oltre il quale l'eccedenza patrimoniale verrebbe forzosamente incanalata verso obiettivi sociali (sotto varie forme), pur restando formalmente alle famiglie più ricche la titolarità del patrimonio. Il nostro modello della QUARTA VIA, d'altronde ancora in fase di progettazione e di elaborazione, disegna inoltre una società in cui domini il rigore etico e morale nell'ambito dello Stato e della società, ma anche nell'ambito della vita economica. Nonostante ciò, neppure una mera moralizzazione della vita finanziaria (già di per sé preziosa) potrebbe più bastare. Ad un certo punto, il capitalismo lasciato ai suoi ‘animal spirits' ha la tendenza di concentrare la ricchezza in poche mani e in poche famiglie e questa concentrazione, più che il capitalismo in se stesso, è la vera cosa immorale. Non si tratta neanche più di statalizzare imprese e banche; si tratta di progettare una società equilibrata ed a misura d'uomo e non del Capitale in cui il capitalismo possa avere diritto di cittadinanza solo se ritrovi o trovi per la prima volta la sua funzione sociale. E' chiaro che progettare una società di tipo nuovo, un processo che contempli al suo interno anche una “rivoluzione democratica del Capitale” e non solo dello Stato o della società civile, abbisogna di una grande fantasia progettuale e di un disegno organico in cui finanza pubblica statale, controllo dei prezzi, lotta alla speculazione, politica dei redditi, imposta patrimoniale, reddito sociale, redistribuzione dei redditi, privato sociale, Terzo Settore, perequazione patrimoniale si tengano tutti insieme proprio come nel programma del Nuovo Partito d'Azione (e, sia detto senza iattanza, solo nel programma del Nuovo Partito d'Azione). Riprendendo un'idea di Pasolini, possiamo anche dire che noi azionisti di oggi riteniamo che il fine di una società non debba essere lo sviluppo meramente quantitativo, ma il progresso vero e non lo sviluppo illimitato del PIL. Per noi il sintomo del progresso potrebbe anche non essere più l'accrescimento della ricchezza individuale o statale o del capitalismo nazionale, ma la felicità individuale o altri parametri post-materialistici. Questo sarebbe un ulteriore colpo rivoluzionario alla egemonia non solo economica, ma anche culturale del Capitale. Altre idee verranno fuori man mano come, per esempio, le politiche del microcredito che Mohammed Yunus ha sperimentato con tanto successo in uno dei paesi più poveri del pianeta, il Bangla Desh, e la Banca delle Ore. Un'altra caratteristica del modello della QUARTA VIA saranno i circuiti economici paralleli; ogni tipo di formazione economico-sociale sarà pluralisticamente sostenuta ed ammessa con pari dignità (noi oggi abbiamo un pluralismo dei soggetti economici all'interno di un unico modello economico, non un pluralismo di modelli economico-sociali). Il tipo di produzione capitalistico non sarà più quello egemone e lo Stato destinerà i suoi aiuti soprattutto ai tipi di produzione non capitalistici. Basta con l'assistenzialismo di Stato alle grandi imprese ed alle Banche. Si creeranno quindi nella società nuova della QUARTA VIA tanti circuiti economici paralleli dove gli esclusi dalla società del Capitale potranno competere virtuosamente con quest'ultima nella creazione di merci e servizi e nel soddisfacimento dei bisogni minimi. Insomma si tratta di ripensare radicalmente la società e di immaginarne una profondamente modificata rispetto all'attuale. Pensare che la crisi del 2007-2008 possa essere assorbita come una delle tante crisi congiunturali della nostra epoca è illusorio ed ormai anche inaccettabile. Un'ultima precisazione: definiamo l'alternativa azionista come la QUARTA VIA perché riteniamo che la PRIMA (quella del capitalismo privato egemone neoliberista) sia dannosa ed ingiusta per la generalità del genere umano, compreso il genere umano occidentale, che la SECONDA (il socialismo realizzato dei Paesi dell'Est o il COMUNISMO reale) si sia rivelata oppressiva e fallimentare e che per questo motivo sarebbe meglio che sparisca definitivamente dall'orizzonte della sinistra odierna, che la TERZA (la socialdemocrazia dei Paesi nord europei, il laburismo inglese) si stia rivelando, specie dopo l'ennesima grande crisi epocale del capitalismo globale, insufficiente e ancora troppo dipendente e debole culturalmente nei confronti del neoliberismo.
Punti programmatici del programma attuale; 19) Valorizzazione del Terzo Settore, dell'economia del ‘privato sociale', di nuove forme solidaristiche e di mutuo sostegno fra i cittadini, 27)
L) LAICITA'
L'azionismo è sempre stato all'avanguardia del pensiero laico e spesso addirittura un avamposto intellettuale del laicismo, benché i due concetti siano abbastanza diversi. Il papato di Ratzinger ed il nuovo connubio fra Vaticano e governo Berlusconi riporta in auge anche lo spirito laico e spesso laicista. Nel 'Nuovo Partito d'Azione' ci sono cattolici e valdesi, che convivono perfettamente anche con tanti altri nostri iscritti e simpatizzanti associati all'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Per quanto riguarda lo storico PdA, notevole era al suo interno la presenza di iscritti e leaders di estrazione e religione ebraica. Recentemente il programma NPA si è arricchito del punto relativo all'abolizione del Concordato, una posizione ancora oggi coraggiosa e d'avanguardia finanche all'interno del centrosinistra.
CONCLUSIONI Pur saldamente incanalato nella tradizione dello storico Partito d'Azione degli anni '40 del secolo scorso, il 'Nuovo Partito d'Azione' ha rinnovato la cultura azionista con una sintesi nuova ed aggiornata che tiene conto anche di fenomeni nati in altri ambiti ed in altre tradizioni di pensiero (ad esempio il '68 e soprattutto il '77 di cui l'Npa ha fornito una nuova interpretazione). Ne emerge l'immagine dell'unico partito italiano di sinistra radicale di ispirazione laica e non marxista, un partito che riesce a fondere in un'unica formula il La Malfa della politica dei redditi e la tutela dei non garantiti e degli invisibili del '77, un partito rappresentante di una grande cultura politica nata storicamente nell'alveo della borghesia professionale, intellettuale e tecnica, ma che, dopo la rifondazione del 2005, sposa a spada tratta la causa degli ultimi della società. Un Partito che, pur nelle sue piccole dimensioni, propone qualcosa di assolutamente unico e di prezioso, un quid che potrebbe unificare in un programma suggestivo e molto avanzato tutta la sinistra italiana, facendola uscire dalle secche paralizzanti della invalidante antinomia tra un riformismo sciatto e moderato, di nessun fascino ed incline perennemente al compromesso con la 'razza padrona', da un lato, ed una sempre più astratta, vaga e velleitaria aspirazione di 'fuoriuscita dal capitalismo', che sposta sempre nel futuro il momento della soddisfazione dei bisogni materiali e post-materialistici. Al niente di oggi del neoliberismo, al troppo poco della socialdemocrazia e al tutto solo immaginario del comunismo (o anche del neo-comunismo), messianicamente spostato sempre in un remoto ed incerto futuro, gli azionisti del 2000 preferiscono una radicale riforma in senso umanistico della nostra società, una utopia concreta che si può realizzare qui ed ora.
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