Nato ad Avellino nel 1900. Giornalista, scrisse prima sul “Giornale
d’Italia”, poi su "Rinascita liberale", giudicata
da Renzo De Felice "l'unica voce originale e veramente proiettata
verso il futuro che ebbe l'antifascismo nell'ultimo squarcio di vita
semilegale". Interrotta l’attività pubblicistica per
molto tempo non si sentì più parlare di lui. Riapparve
come avvocato a Milano. Nel periodo fascista il suo studio d'avvocato
fu il punto d'incontro dell'antifascismo laico ed azionista. Fu il luogo
di ritrovo per Parri, per Mattioli, per Bauer, per Zanotti Bianco, per
Visentini e per altri azionisti che orbitavano intorno alla “capitale
morale”. Agli inizi del 1942 fu insieme a La Malfa uno degli artefici
della nascita del Partito d’Azione. Il PdA nasce fra Milano e
Roma nel 1942, anche con il contributo di Tino. La Malfa e Tino sono
gli autori dell'articolo di fondo di presentazione del nuovo partito
("Chi siamo"), nel primo numero dell'Italia libera, uscito
clandestinamente tra la fine del 1942 ed il gennaio del 1943. Dopo la
caduta del fascismo e l'armistizio dell'8 settembre '43, Tino riparò
in Svizzera, a Lugano, per sfuggire all'arresto, da dove continuò
la sua attività per il Partito d'Azione e la Resistenza. Dopo
lo scioglimento del Partito d’Azione nel 1947, Tino confluì
con l'amico La Malfa nel partito repubblicano e poi si ritirò
gradualmente a vita privata, interessandosi quasi esclusivamente di
finanza e diventando presidente di Mediobanca e mentore di Enrico Cuccia.
Morì a Milano nel 1978. |