Contattaci Contribuisci ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

   
 
 
  STORIA DELL'AZIONISMO    
 


 

1929 - GIUSTIZIA E LIBERTA'

Giustizia e Libertà fu un'organizzazione antifascista fondata a Parigi nel 1929 da alcuni fuoriusciti italiani tra cui Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Alberto Cianca e Ernesto Rossi, che riprendevano i temi del socialismo liberale di P. Gobetti.
Il movimento si pose immediatamente il compito di organizzare la resistenza contro il fascismo costituendo gruppi clandestini in Italia e promuovendo un'intensa attività di propaganda. Dopo una serie di arresti e di processi, il movimento fu costretto nel 1930 a rallentare questa attività. Nel 1931 aderì alla Concentrazione antifascista e nel 1932 elaborò un progetto a più lunga scadenza che non mirava alla restaurazione del quadro politico prefascista ma si spingeva a delineare una nuova democrazia sociale al cui centro erano la forma repubblicana dello stato, una costituzione sociale e il decentramento amministrativo. Si dotò anche di propri "Quaderni" a cui collaborarono, tra gli altri, Salvatorelli e De Ruggiero. Non condivise la politica dei fronti popolari che considerò strumentali al comunismo. Allo scoppio della guerra civile spagnola organizzò proprie brigate di volontari a sostegno della repubblica. Si sciolse di fatto quando le truppe tedesche occuparono la Francia nel 1940. Nella Resistenza i suoi militanti aderirono al Partito d'azione, le cui brigate partigiane conservarono tuttavia il nome di Giustizia e libertà.

 
       
   

1942 - PARTITO D'AZIONE

Il Partito d'Azione rinacque nel luglio del 1942, riprendendo il nome del movimento politico risorgimentale fondato nel 1853 da Mazzini e sciolto nel 1870. Di orientamento radicale, repubblicano e socialista-moderato, ebbe vita breve e si sciolse nel 1947. I suoi membri furono chiamati "azionisti" e il suo organo ufficiale era "L'Italia libera".
Le radici del partito vanno viste soprattutto nel movimento clandestino antifascista di Giustizia e Libertà, fondata dai fratelli Carlo e Nello Rosselli con l'intenzione di riunire tutto l'antifascismo non comunista e non cattolico, il quale si era riunito prevalentemente in Francia. Il movimento subì dure persecuzioni da parte della polizia fascista e dell'OVRA. Dopo la caduta di Mussolini e l'invasione nazista dell'Italia, i membri di Giustizia e Libertà organizzarono bande partigiane e parteciparono alla Resistenza con le brigate "Rosselli" e le brigate "Giustizia e Libertà". Il P.d'A. fu uno dei sette partiti del Comitato di Liberazione Nazionale.

 
       
   

1945 - GOVERNO PARRI

Finita la guerra, il P.d'A. partecipò alle trattative per la nascita di un governo d'unità nazionale che guidasse la ricostruzione democratica ed economica dell'Italia. Aderì quindi al governo Bonomi e nel giugno del 1945 ottenne addirittura la presidenza del Consiglio con Ferruccio Parri, presidente del partito e già vice-comandante del Corpo Volontari della Libertà. Fu questo il momento di massimo consenso e potere per il P.d'A, anche se già con la caduta del governo Parri nel novembre '45 iniziava l'inesorabile declino. In questo periodo, il partito cercò di ampliare la propria base con l'ingresso di intellettuali repubblicani, liberalsocialisti e radicali.

Al primo congresso del febbraio 1946 emersero chiaramente le divisioni interne al P.d'A.: il partito approvò l'adesione alla costituenda Assemblea Costituente ma poi le divisioni fra le due correnti principali esplosero; la tendenza radical-democratica, guidata da Ugo La Malfa, dopo un acceso scontro verbale con Emilio Lussu, a capo della tendenza socialista, abbandonò il partito dando vita alla Concentrazione Democratica, che poi confluì nel Partito Repubblicano Italiano. La divisione fu un colpo duro per il P.d'A, che iniziò a dissolversi; le elezioni del 2 giugno 1946 furono un fallimento: ottenne solo l'1,5% dei voti e 7 eletti, che riuscirono a comporre un gruppo parlamentare Autonomista solo con l'apporto dei due eletti del Partito Sardo d'Azione e del valdostano Giulio Bordon.

Un secondo congresso fu convocato ad aprile del 1947 con l'obiettivo di rilanciare il partito, ricucire lo strappo dei repubblicani e eleggere una nuova classe dirigente. I dissensi interni, legati a tematiche importanti come la partecipazione al governo De Gasperi II e ad altri temi, emersero nuovamente. Formato da una élite di intellettuali, privo di una strategia che riducesse il distacco con le masse che il risultato delle elezioni aveva messo in evidenza, il partito si sciolse. I suoi membri aderirono soprattutto al Partito socialista, altri al Partito Socialista Democratico Italiano o al Partito repubblicano, pochi altri entrarono nel Partito comunista. In seguito, alcuni di essi (per es. Valiani, Ernesto Rossi) furono fra i fondatori del Partito Radicale. In Sardegna, Emilio Lussu guidò gli scissionisti che uscirono dal Partito Sardo d'Azione verso l'adesione al Partito socialista. Negli ultimi anni, sono nate altre piccole formazioni, ispirate al P.d'A.

 
       
   

2005 - NUOVO PARTITO D'AZIONE

Il 'Nuovo Partito d'Azione' è una formazione politica italiana che intende rifondare, dopo 60 anni di vuoto, l'azionismo politico e proseguire l'esperienza dello storico Partito d'Azione, facendo rivivere in Italia una sigla che si richiami a tale tradizione politica, storica e culturale.
Nato nel 2005, ha come segretario nazionale il filosofo Giuseppe Antonio Quartana (Pino A. Quartana) e oggi è presente in tutte le regioni d'Italia.
Collocato nell'area della sinistra democratica di ispirazione radicale e riformista, appena costituitosi, l'NPA stringe una collaborazione elettorale con il Partito Socialista Democratico Italiano, presentando propri candidati nelle sue liste in occasione delle elezioni politiche del 2006, all'interno della coalizione di centrosinistra, L'Unione, che vince per soli 24.000 voti. In quei mesi il Partito fissa già i tratti caratteristici della sua identità cercando di essere, sin dai suoi primi passi, “coscienza critica” del centrosinistra.
Questo ruolo "critico" comincia a manifestarsi platealmente in occasione della protesta contro l'indulto che vede una presenza in piazza di militanti del 'Nuovo Partito d'Azione'.
Il 28 ottobre 2006 il partito organizza infatti davanti a Montecitorio la sua prima manifestazione di piazza con un sit-in di protesta non solo contro l'indulto ma anche contro la nuova finanziaria del Governo Prodi a cui chiede che non vengano dimenticati ancora una volta i "veri poveri", gli emarginati, i "non-garantiti", la "seconda società". Per quanto piccolo ed appena nato, l'NPA è l'unico partito collocato nel centrosinistra che rivolge in quei diciotto mesi una critica serrata al Governo Prodi nato dopo le elezioni del 2006.
Poco dopo, il Partito, attraverso il suo Segretario, comincia a coltivare insieme ad Elio Veltri ed a Pancho Pardi il progetto di una Lista Civica Nazionale. Il progetto sembra promettente ma dopo le prime riunioni cominciano a manifestarsi dei dissensi proprio da parte azionista e ben presto l'NPA prende le distanze da esso. Veltri e Pardi proseguono imbarcando anche una rete di liste civiche, ma il progetto di una lista civica nazionale si arena soprattutto dopo la loro 'sconfessione' da parte di Beppe Grillo.
Il doloroso fallimento del Governo Prodi provoca le elezioni anticipate del 2008.
Per la prima volta l'NPA deposita il suo simbolo al Ministero degli Interni e, fino al 10 marzo 2008, Pino A. Quartana è nella lista ufficiale dei candidati premier. Poi però non trova successo l'orgoglioso tentativo di presentare liste del 'Nuovo Partito d'Azione' almeno in un circoscrizione né quello di sostenere dall'esterno la Sinistra Arcobaleno.
Durante l'autunno dello stesso anno l'NPA sostiene i tentativi della nuova segreteria nazionale del Partito Socialista di movimentare l'area laico-progressista aderendo al "Comitato per la Democrazia" che si batte contro l'introduzione di una soglia di sbarramento alle imminenti elezioni europee.
Nell'ambito delle attività di questo Comitato, il segretario nazionale azionista viene ricevuto il 28 ottobre del 2008 dal presidente della Repubblica, Napolitano insieme ad altri esponenti dei partiti del centrosinistra. A novembre ed a dicembre il Partito è impegnato nelle elezioni regionali in Abruzzo in una lista composta da Sinistra Democratica, Verdi e, appunto, NPA.
Nel marzo 2009 il 'Nuovo Partito d'Azione' partecipa ai tavoli programmatici e politici della nuova coalizione "Sinistra e Libertà" fondata dai Verdi, dal PS, da SD e dal nuovo movimento di Vendola, staccatosi dal PRC. Non riesce ad essere però il nuovo membro aggiunto di quella coalizione a causa di atteggiamenti poco trasparenti da parte dei soci maggiori nonché fondatori della coalizione. Alla fine di aprile 2009 l'NPA decide dunque di prendere le distanze da SeL e si avvicina all'altro polo elettorale della sinistra, la Lista Anticapitalista di Ferrero e di Diliberto, per il quale si spinge a fare una dichiarazione di appoggio elettorale esterno.
Nello stesso periodo Pino A. Quartana è tra i fondatori e promotore attivo, in rappresentanza del Partito, del 'Comitato per il NO' che si batte contro il referendum elettorale voluto da Segni e Guzzetta tendente quest'ultimo ad introdurre il bipartitismo. Per fortuna gli italiani bocciano quella sciagurata ipotesi. Nel mese di luglio il Partito "orange" viene invitato dal segretario nazionale del PRC Ferrero ad un confronto che ha per scopo la verifica della possibilità da parte dell'NPA di essere tra i partner della costituenda Federazione della Sinistra Alternativa, prosecuzione dell'esperienza della lIsta Anticapitalista, ma poco dopo l'NPA si vede costretto a declinare l'invito a causa di alcune scelte che i nuovi azionisti definiscono "settarie" e poco lungimiranti e quindi rinuncia preventivamente ad essere il nuovo partner anche dell'altra coalizione di sinistra. Ad agosto si tiene un importante Coordinamento Nazionale NPA durante il quale viene approvato il Piano di riorganizzazione del Partito, il primo documento di programmazione e sviluppo organizzativo per gli anni a venire. A settembre il Partito è impegnato in prima fila contro il Lodo Alfano e il suo segretario nazionale prende l'iniziativa di una lettera al Presidente della Repubblica invitandolo a rinunciare unilateralmente a questo privilegio. Da settembre 2009 fino ai primi mesi del 2010 l'NPA è presente in piazza in tutte le principali manifestazione dell'opposizione di centrosinistra, ma alle elezioni regionali del 2010 decide di non impegnarsi.

- 2006; partecipazione alla campagna elettorale per le elezioni Politiche nazionali candidando in quota NPA nelle liste senatoriali del PSDI (allora facente parte della coalizione di Prodi) ben 3 persone;

- Fondazione nel 2007 della Lista Civica Nazionale con Elio Veltri, Oliviero Beha, Pancho Pardi, ed altri noti e prestigiosi nomi della sinistra o meglio della società civile orientata a sinistra. Si trattò di un laboratorio politico fallito anche perché non furono accolti i suggerimenti provenienti dall'NPA;

- 2008; alle elezioni politiche del 2008 c'è un tentativo, purtroppo non andato a buon fine, di presentare almeno in una circoscrizione (Napoli e provincia) una lista tutta NPA.

- Sia in occasione delle elezioni politiche del 2008 che delle elezioni Europee del 2009 il Nuovo Partito d'Azione riesce quanto meno a presentare il suo simbolo ed a registrarlo presso il Ministero degli Interni (pubblicato su tutti i principali quotidiani);

- Estate 2008; Il PSI lancia la proposta di un Comitato per la Democrazia ed invita l'NPA ad aderire. Pino A. Quartana partecipa a tutte le sue riunioni insieme ad esponenti di primo piano di tutti i partiti ufficiali del csx;

- 28 ottobre 2008; una ristretta delegazione del Comitato per la Democrazia viene ricevuta ufficialmente dal Presidente della Repubblica Napolitano che accoglie ad uno ad uno i rappresentanti del PRC, dei Verdi, del PSI, del PSDI, di Sinistra Democratica ed anche dell'NPA. L'incontro passa per tutto il giorno, dalla mattina alla sera, come prima notizia sui telegiornali di tutte le reti televisive nazionali;

- Dicembre 2008; l'NPA partecipa alle elezioni regionali in Abruzzo con un candidato, Domenico Presutti, che nella sua zona fa un'ottima campagna elettorale. Quest'ultima si chiude con un comizio a Pratola Peligna dove parlano Pino A. Quartana e Betty Leone della segreteria nazionale di Sinistra Democratica e con un incontro a Teramo a cui partecipano Grazia Francescato, portavoce nazionale dei Verdi insieme a Pino A. Quartana.

- Nel marzo 2009, in vista delle imminenti elezioni Europee, l'NPA è (notizia 'Affari Italiani' e Wikipedia) tra i fondatori della coalizione SeL (non dell'attuale partito di Vendola SEL) con il PSI, con il partito dei Verdi, con il movimento di Sinistra Democratica di Mussi e Fava (ex correntone dei Ds), con gli scissionisti del Pdci e con il neonato movimento di Vendola, appena fuoriuscito dal PRC. I sei soggetti politici convocano dei tavoli nazionali di Coordinamento e dei Tavoli per il programma elettorale. Ai primi ed ai secondi partecipa personalmente il segretario nazionale dell' NPA.
Nel corso dell'ultima riunione del Tavolo nazionale per la definizione del Programma di SeL, Pino A. Quartana preme per inserire nel programma elettorale della coalizione SeL i suoi “cavalli di battaglia”; reddito minimo garantito, lotta ai patrimoni mafiosi e imposta patrimoniale. Questi tre punti vengono inseriti effettivamente nel programma della coalizione, ma dopo l'uscita dell'NPA dalla stessa di fatto vengono dimenticati. Sul parallelo Tavolo nazionale della coalizione, si parla di assegnare all'NPA 3 candidati alle Europee su un totale di 70 della Lista SeL, quasi il 5% della lista.

. Nonostante questi risultati, ad un certo punto l'NPA decide di uscire dalla coalizione (i motivi sono contenuti in questo link; ).
Fatto sta che l'uscita del minuscolo NPA dalla coalizione SeL viene annunciata con una certa risonanza qualche giorno dopo sul giornale online "Affari Italiani", il più letto sul web italiano.

- Il 22 aprile 2009, appena dopo la pubblicazione da parte di AFFARI ITALIANI e di Wikipedia della notizia dell'abbandono da parte dell'NPA della coalizione SeL, il segretario nazionale dell'NPA stabilisce un contatto con la segreteria nazionale del PRC che sta preparando la Lista Anticapitalista. A maggio l'NPA esprime un appoggio esterno poco più che simbolico a favore della Lista Anticapitalista. Subito dopo le elezioni Quartana viene invitato dal segretario nazionale del PRC, Paolo Ferrero, ad una serie di incontri per verificare la possibilità di dar vita alla Federazione della Sinistra (che poi effettivamente ebbe luogo).
Gli incontri si svolgono ma Quartana teme che la Federazione della Sinistra possa sembrare tutta chiusa sulla sola identità comunista così come poi man mano accadrà. Per questo motivo a nome dell'NPA ringrazia Ferrero ma declina l'offerta considerandola di respiro troppo corto.

cfr. anche Lista Anticapitalista (fonte Wikipedia)


- Nonostante la non adesione dell'NPA alla FdS, i rapporti con il PRC rimangono ottimi e dal PRC arriva all'NPA un'altra proposta di collaborazione; fondare il COMITATO PER IL NO contro il referendum Segni-Guzzetta che vuole trasformare l'Italia in un sistema non più bipolare ma bipartitico. Si costituisce il Comitato di cui il segretario nazionale NPA è uno dei fondatori.

- Il Comitato comincia ad agire in pochi giorni essendo il referendum successivo alle europee di solo un mese e l'ultimo giorno della campagna elettorale Pino A. Quartana è invitato al mattino ad una trasmissione su LA7 ed il pomeriggio ad un dibattito di circa 2 ore su SkyTg24 dove si trova a confrontarsi con il senatore PD Stefano Ceccanti, l'ideologo delle riforme elettorali di Veltroni, e con il Vice-Presidente dei senatori del Pdl, Calderisi, entrambi favorevoli alla truffa del bipartitismo.

- Dall'esperienza del COMITATO PER IL NO nasce poi l'Associazione per la Democrazia Costituzionale, tuttora attiva e, ancora una volta, il Segretario NPA si ritrova tra i fondatori insieme all'ex segretario della Fiom-Cgil Rinaldini, a Pancho Pardi dell'IDV, a Russo Spena, a Franco Russo e a Pegolo della segreteria nazionale del PRC, al prof. emerito di Diritto Costituzionale Ferrara, ai costituzionalisti Antetomaso e Azzariti, a Ersilia Salvato e a Cesare Salvi.

- Luglio 2010; durante la sua relazione al Congresso Nazionale del PSI, tenutosi a Perugia, il segretario socialista Nencini propone un Patto Federativo al Nuovo Partito d'Azione. Nel corso del suo intervento di saluto il segretario NPA declina con garbo l'offerta perché l'NPA da partito saldamente di sinistra, anche radicale, non può avallare la strategia del PSI intesa a stabilire rapporti privilegiati con partiti di area centrista e cioè in direzione di Casini e Rutelli;

- Autunno 2010: il segretario NPA riprende i contatti con Elio Veltri (ricordiamolo; ex deputato cacciato dal PSI di Craxi e poi fondatore insieme a Di Pietro dell'IDV), che vuol ritornare alla politica attiva dopo il fallimento della Lista Civica Nazionale del 2007, e poi con il Presidente dei Verdi Bonelli, contatti che sfociano in un incontro a tre dove si comincia ad ipotizzare, caso mai a primavera ci fossero, o ci fossero state, le elezioni politiche anticipate, la costituzione di un Polo ecologista, democratico e civico.

- Il 13 maggio Pino A. Quartana partecipa assieme a Di Pietro ed a Ferrero al comizio di chiusura della campagna di Luigi De Magistris, candidato a sindaco di Napoli di una coalizione IDV-FdS a cui partecipa anche il Nuovo Partito d'Azione.

- Nel periodo giugno-luglio 2011 il Nuovo Partito d'Azione adotta un nuovo Statuto che punta ad esaltare maggiormente la collocazione del Partito nell'area della sinistra radicale ed i tratti peculiari ed innovativi del nuovo azionismo.


                                                         L'IDENTITA'

Nel simbolo del 'Nuovo Partito d'Azione' compare il vecchio motto azionista "Giustizia e Libertà " che evoca la storica formazione partigiana GL e le parole d'ordine di "Democrazia e Legalità" (la parola legalità è qui concepita come parte di un più vasto atteggiamento ferreamente intransigente sotto l'aspetto dell rispetto dell'etica pubblica, tratto questo tipicamente azionista), senza ovviamente dimenticare la laicità. Questi cinque valori sono l'essenza del pensiero neoazionista e liberalsocialista. Nell'impostazione teorica del NPA il liberalsocialismo è però solo la condizione necessaria, ma non ancora sufficiente, per definire l'azionismo. Il partito ha adottato come colore ufficiale l'arancione (l'orange), colore mai ricorso in precedenza nella politica italiana.

Lo spazio politico del nuovo partito si situa al confine fra riformismo e radicalismo; il NPA si considera infatti “il più riformista dei partiti radicali ed il più radicale dei partiti riformisti”. l'NPA può essere considerato non solo come un partito laico-progressista, ma anche come l'unico partito della sinistra radicale di origine ed ispirazione non marxista, ma di ispirazione laica e liberalsocialista.
La base sociale di riferimento del 'Nuovo Partito d’Azione' è quella della 'seconda società'; una formula ricorrente nelle giornate del movimento del ’77 e da allora mai più ripresa da nessuno.
La ‘seconda società’ è quella dei non garantiti, dei precari con poche speranze, degli emarginati, degli invisibili, delle fasce marginali e radicalizzate della piccola borghesia, del nuovo proletariato giovanile intellettuale, anche di origine borghese, quindi il mondo dei bisogni. Nello stesso tempo, l'NPA è anche al fianco di chi detiene meriti e non riesce a farli valere in una società italiana sempre più sclerotizzata e familista, sempre più caratterizzata da processi di retrocessione, di immobilismo e di esclusione sociale. Il liberalsocialismo del NPA si basa su una nuova sintesi fra 'bisogni e meriti'.
E' anche il partito della "rivoluzione democratica", aspirazione che si ripropone intatta dopo decenni (era già la bandiera del vecchio Partito d'Azione di Ferruccio Parri). Ovviamente dopo sessant'anni dalla Costituente le cose sono anche peggiorate sotto questo aspetto e l'opposizione del partito a Berlusconi è sempre stata ultraradicale. Nonostante questo atteggiamento, l'NPA è ipercritico anche verso la storia del sessantennio repubblicano nel quale l'azionismo è stato assente, sessantennio che accomuna prima e seconda repubblica, entrambe considerate dai neoazionisti come storie in stridente contraddizione, e non in continuità, con la Resistenza, con il CLN e con l'apporto storico del vecchio Partito d'Azione del periodo 1942-1947.

 

 

© 2010 Nuovo Partito d’Azione - Direzione Nazionale: Via degli Ausoni 7/a – 00185 Roma - CREDITS