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Nato nel 1896.
Nel 1910 viene chiamato a riordinare il Museo Sociale
dell'Umanitaria, dove vi resta fino al 1924, anno di ascesa della dittatura
fascista.
Per la sua attività di oppositore vigoroso e tenace,
prima dalle colonne del giornale "Il Caffè", poi attraverso
la collana di pamphlets "Nuova Libertà", ferocemente
critici della politica mussoliniana, infine, come esponente del movimento
di "Giustizia e Libertà", nel 1930 subisce una condanna
a vent'anni di carcere dal Tribunale Speciale.
Esce dal carcere nel
1943. Fra l'estate del 1943 e l'aprile del 1945 si apre il periodo più
intenso della partecipazione di Bauer alla Resistenza, anche attraverso
frequenti contatti con il Comando Alleato e i responsabili della "Special
Force".
Bauer, fino al febbraio del 1946 è un esponente di spicco del
Partito d'Azione e dalle colonne della rivista "Realtà Politica",
da lui fondata sul finire del 1944 e diretta sino al luglio del 1946,
sostenne una severa battaglia di rinnovamento della vita italiana nel
segno di una "moderna concezione della politica". |
La scissione
e, poi, la scomparsa del Partito d'Azione, coincidono per Bauer col
"ripensamento" dell'attivismo politico. Di qui la decisione
di riprendere il proprio posto all'Umanitaria, dove rimarrà ininterrottamente
(prima come vicepresidente, poi, come presidente) fino al 1969, deciso
soprattutto a sperimentare i lineamenti di una concreta esperienza democratica
attraverso un'opera di istruzione professionale, di educazione degli
adulti, e di approfondimento socio-culturale, che non ha avuto confronti
nell'Italia del secondo dopoguerra.
Se l'Umanitaria è diventata,
dall'originaria "opera pia" di fine Ottocento "centro
sperimentale di iniziative sociali", il merito non va ovviamente
solo a Bauer, ma chiama in causa la sua capacità di raccogliere
intorno a sé esperti e specialisti che sotto la sua guida hanno
fatto rinascere e insieme hanno attualizzato un programma di iniziative,
tutte tese a trasformare il vecchio cliché "caritativo"
di impronta prevalentemente cattolica nel "concetto moderno"
di assistenza sociale. Tale approccio, se ha dato frutti positivi, soprattutto
negli anni Cinquanta, non ha mancato di scontrarsi nel clima della contestazione
e della protesta giovanile degli anni Sessanta e Settanta.
Col risultato
che il Sessantototto ha finito per coinvolgere, e mettere paradossalmente
sotto accusa, anche Bauer e "L'Umanitaria". Piuttosto che
scendere a compromessi, Bauer ha preferito l'impopolarità, dando
le dimissioni dai vertici direttivi dell'Umanitaria, per continuare
ad insegnare i suoi concetti di democrazia, dal 1969 fino alla morte
(nel 1982), alla testa di altri sodalizi, come la Lega italiana per
i Diritti dell'uomo, la Società per la Pace e la Giustizia internazionale,
il Comitato italiano per l'universalità dell'Unesco.
Terminato
il periodo degli "anni di piombo", la fase di riorganizzazione
dell'Umanitaria ha coinciso con un ritorno contrassegnato dalla Fondazione
Riccardo Bauer.
OPERE:
Alla ricerca delle libertà, Firenze
1957;
Il senso della libertà, Manduria 1967;
La violenza problema
d'oggi, Milano 1971;
Il movimento pacifista e i lavoratori, Milano 1972;
Per una vera pace. L'arbitrato internazionale obbligatorio, Milano 1975;
Il disarmo. Un primo passo, difficile, necessario, urgente, Milano 1976;
Il dramma dei giovani, Milano 1977;
Breviario della democrazia, Milano
1978;
ABC della democrazia, Milano 1980;
Le radici della democrazia,
Firenze 1983;
La guerra non ha futuro, Milano 1994.
Opere su Riccardo
Bauer:
Mario Melino (a cura di), "Riccardo Bauer", Angeli, Milano 1985;
"Riccardo Bauer / Quaderni", Fondazione Arnoldo e Alberto
Mondadori. |