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Referendum/ Nasce il comitato per il 'No', ci sono Prc, Idv
e N.P.A.
di Apcom
Russo (Prc): "Se passa sì impossibile
cambiare la legge"
Roma, 12 mag. (Apcom) - Si è costituito oggi il
Comitato 'No al referendum elettorale', promosso da esponenti del mondo
giuridico (docenti di diritto costituzionale, avvocati, magistrati), di
partiti politici (Rifondazione comunista, Nuovo Partito d'azione, Idv), e
del sindacalismo. A presiedere il Comitato è stato chiamato Gianni
Ferrara, professore emerito di Diritto costituzionale alla Sapienza di
Roma. Lo rende noto Franco Russo, responsabile Istituzioni del Prc. "Scopo
del Comitato - spiega Russo - è di far fallire il referendum elettorale,
che con ben 67 quesiti mira, con un lavoro di 'tagli e cuci', alla
manipolazione del sistema elettorale per giungere al bipartitismo coatto
assegnando il premio di maggioranza alla lista con il maggior numero di
voti. Ciò significa che una lista, anche con il 20%, conquisterebbe il 55%
dei seggi. Si avrebbe così una legge peggiore di quella attuale e ancor
peggiore di quella del fascista Acerbo, che almeno prevedeva la soglia
minima del 25% per conquistare la maggioranza dei seggi". "Contro questo
disegno di cancellazione dell'eguaglianza del diritto di voto e del
pluralismo democratico - prosegue Russo - il Comitato agirà per far
fallire il referendum, che per essere valido ha bisogno della
partecipazione al voto della metà degli elettori. Questo referendum, se i
sì prevalessero, non aprirebbe al strada alla riforma dell'attuale sistema
elettorale, perché il Parlamento non potrebbe certo contrastare un
eventuale voto popolare favorevole. Avremmo un sistema ultramaggioritario
che darebbe a Berlusconi lo strumento per ottenere un potere personale
ancora più forte. I referendari Segni e Guzzetta continuano nel lavoro di
guastatori di quel che rimane della democrazia rappresentativa in Italia.
Il Comitato si propone di essere uno strumento per riunire tutti/e coloro
che vogliono difendere la democrazia rappresentativa, il pluralismo
politico, la libera scelta dei parlamentari, oggi nominati dai
capi-partito".
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