L’ABISSO DI GIAVAZZI
E LE ISTRUZIONI DI TREMONTI
In quest’ultima settimana vi sono stati
alcuni accadimenti, che ritengo siano di straordinario e decisivo
interesse per analizzare e capire la grave e per molti aspetti insolubile
crisi che stiamo vivendo. Sul Corriere della Sera di domenica 22 febbraio
sono stati pubblicati, in contestualità, tre interventi assai illuminanti.
Il Governatore Draghi ha scritto (che per le Banche italiane il rischio
maggiore deve ancora venire ed ha sottolineato, allarmato, l’immenso
problema della disoccupazione, mettendo in risalto che nel corso del 2009
scadranno i contratti di 2,4 milioni di precari, che verosimilmente
diventeranno disoccupati. Una conferma così autorevole a quanto vado
denunciando da qualche mese non l’avrei neanche sognata. A quei milioni di
disoccupati, temuti dal Governatore, bisogna aggiungere quegli altri
milioni che ancora non sono stati licenziati, di cui alcuni già messi in
cassa integrazione ed altri in attesa. Quindi, per l’Italia, la vera crisi
non è neanche iniziata, e solo grazie a questa circostanza il Governo può
permettersi il lusso e l’ardire di stanziare pochi spiccioli che suonano
offesa per i lavoratori, le famiglie e il buon senso comune.
Il
secondo intervento è quello del Superministro Tremonti, secondo il quale
la crisi si supera cambiando le regole contabili suicide, ossia
sospendendo le regole di Basilea 2, cioè quel complesso di norme dettate
dalla comunità europea che le Banche sono tenute ad osservare per evitare
di concedere crediti facili, imitando le disastrose disavventure delle
Banche americane o rischiando di aumentare i crediti in sofferenza che,
secondo il Governatore, a Gennaio sono aumentati del 70% rispetto all’anno
prima. E’ impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca, a meno che
Tremonti non voglia affossare anche le Banche alle quali presta poi i
soldi al 7,50 od 8%. Il terzo intervento, quello piu’ istruttivo e
illuminante, è il “fondo” dell’economista Francesco Giavazzi, che ci
spiega come salvarci dall’abisso! Egli osserva che i beni che
costituiscono la ricchezza nel mondo sono ancora lì, in piedi, che i
lavoratori hanno la medesima esperienza di ieri (trascurando il piccolo
particolare che ieri erano dentro le fabbriche e oggi sono fuori), e che
tutto sarebbe da attribuire ad un perverso diabolico funzionamento dei
mercati borsistici. “E’ la sfiducia che ha trascinato il mondo in questa
situazione assurda”, prosegue, per cui non bisogna dimenticare che “mai il
mondo era cresciuto tanto rapidamente quanto nel decennio precedente la
crisi”, poi alcuni banchieri si sono trasformati in “speculatori
aggressivi ed hanno trasferito il rischio su contribuenti ignari”.
Illustre Prof.Giavazzi, poiché nessuna casa farmaceutica ha ancora
brevettato la sintesi chimica della fiducia, questa non può essere
somministrata in pillole e, nonostante i reiterati inviti del Cavaliere,
mi creda che è assai difficile, direi impossibile, far capire e convincere
milioni di disoccupati e di famiglie in stato di povertà che debbono
essere loro a risanare l’economia con la loro fiducia! Ma, soprattutto, in
qualità di Economista, non Le sfiora il dubbio che :
- la “crescita
mai verificatasi prima con tanta rapidità” sia tra le cause principali, se
non l’unica, che ha determinato la crisi? Non è stato scritto, da qualche
decennio, ed in un certo senso anche dimostrato, che quanto piu’ cresce
l’economia e il PIL, che ne misura l’intensità, tanto piu’ avvengono quei
vorticosi e distorsivi processi di accumulazione della ricchezza, con la
conseguente creazione di disuguaglianze e ingiustizie sociali per cui i
ricchi continuano ad accumulare e i lavoratori diventano sempre piu’
poveri?
- l’attuale crisi, da tutti giudicata grave drammatica di
lunga durata sia una crisi di sovra produzione ? non vede le fabbriche e i
piazzali dei produttori di auto sovraccarichi di merci e di macchine che,
da Torino agli USA alla Cina, non sanno a chi venderle perché le masse non
hanno piu’ i soldi per sopravvivere?
- E se è così, perché così è, non
pare a Lei e a tutti gli improvvisati governanti italiani che quanto piu’
si adottano misure per ridare fiato a chi produce (come lo sciagurato
incentivo sugli straordinari!!!) tanto piu’ si acuisce la crisi?
- Per
salvarsi dall’abisso l’unica via, praticabile con immediatezza, sia quella
di redistribuire almeno parte della ricchezza sottratta finora alle
famiglie, in modo che con molta fiducia riprendano a spendere e mettano in
moto l’economia?
Dall’altra parte dell’Atlantico, nel Paese piu’
capitalista e liberista al mondo, governa in questo momento un leader che
ha avuto il fiuto e l’intuito di annunciare almeno due cose fondamentali,
che dovrebbero costituire la filosofia di ogni Governo : attuare
immediatamente una politica di redistribuzione dei redditi, con tassazione
piu’ gravosa per i ricchi e servizi sociali ai meno abbienti associata al
cambiamento radicale, per quel paese, di una politica energetica ed
ambientale che tenti di salvare il Pianeta. Mentre da noi ancora si ha la
spudoratezza di parlare di centrali nucleari, che il popolo ha già
bocciato, e che rischiano la distruzione dell’umanità, anziché
privilegiare le forme di risparmio energetico che in molte realtà
territoriali imprenditori ed amministratori locali hanno ampiamente
sperimentato con successo. Solo che il risparmio energetico non concorre
alla crescita del PIL, ma va a diretto beneficio delle famiglie, mentre le
centrali nucleari e la produzione di nuova energia vi concorrono, con
vantaggi enormi per chi ne sarà il detentore!
In conclusione per
salvarci dall’abisso, egregio prof Giavazzi, sarebbe il caso che almeno le
opposizioni, i sindacati, gli esperti, i giornalisti, i conduttori TV come
Floris, Santoro ed altri, anzichè arzigogolare sul sesso degli angeli,
ponessero ai governanti che si trovano a passare nelle loro trasmissioni
una semplice domanda : è disposto il Governo italiano a prelevare da quel
10% di cittadini che detengono il 50% della ricchezza finanziaria
(sottolineo solo finanziaria) per ridistribuirla alle famiglie dei
lavoratori onde rimettere in moto l’economia e salvare il Paese?
Francesco Calvano