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Riflessioni sull'incidente di Viareggio



Forse attendere qualche giorno prima di esprimersi sui luttuosi fatti di Viareggio è stata una buona scelta. La ridda di ipotesi, tesi, possibilità che vengono presentate all’opinione pubblica sembrano dei goffi tentativi di applicare il solido modulo dello scaricabarile, cercando di attribuire la responsabilità dell’accaduto a qualcosa o a qualcuno che non può, per vari motivi, essere chiamato a rispondere. Così la palla passa dalla ditta produttrice del GPL, alla società americana proprietaria delle ferrocisterne, agli organi di controllo dei paesi di costruzione delle cisterne, alle ditte noleggiatrici, agli organi internazionali e a FS. Più si ampia il campo degli indagati per un reato esponenzialmente aumentano le possibilità che i veri responsabili rimangano impuniti. Questo, si converrà, è un copione visto e rivisto, e rivisto ancora, in Italia. E c’è qualche zotico che giustifica il tutto cercando di addossare le colpe a ipotetiche carenze di carattere legislativo o regolamentatorio, mettendo sotto accusa i protocolli, in questo caso il RID, che dette disposizioni, come l’ADR e L’IMG, per il trasporto in sicurezza di sostanze e merci pericolose tramite ferrovia, strada e mare. Dove, d’altra parte, non mi risulta sia prescritto che un convoglio di ferrocisterne trasportante materiali classificati pericolosi, nell’Orange Book delle Nazioni Unite, pericoloso e/o potenzialmente pericolosi, debbano attraversare le stazioni ferroviarie ed i centri abitati ad una velocità di 90 chilometri orari. Che non è poco! Quali potrebbero essere gli effetti di una brusca frenata a quella velocità con file di ferrocisterne contenenti materiali o sostanze pericolose? Chi è quello scienziato che ha suggerito o imposto la velocità di 90 Km l’ora Qual è quel luminare che non ha ritenuto necessario che RTF, proprietaria dei binari, effettuasse dei seri controlli sul materiale rotabile che transitava sui binari stessi in quelle condizioni?
Forse i costi, forse la mancanza di personale necessario per questi controlli ha indotto FS a non intervenire per assicurare la sicurezza dei cittadini e delle loro proprietà. Forse la necessità di impiegare i quattrini raccolti, anche con gli aumenti dei biglietti ferroviari, per distribuire appannaggio ai dirigenti politico/amministrativi nominati a vertici dal “Potere”, è stata la motivazione della dismissione di tanti ruoli e di tante funzioni che, invece, in nome della sicurezza, sarebbero dovute rimanere in mano pubblica
e non venir affidate a chi costruisce ferrocisterne, e a chi le utilizza, sempre più propensi, anche loro, a speculare sulle possibili disgrazie.
Signori non si è trattato di un fulmine, di un terremoto, della caduta di un aeromobile. Non si è trattato di un caso imponderabile. Si è trattato di un caso, come tanti altri che succedono alle FS, di incompetenza, di pressapochismo, di mancanza di controlli e di altre carenze gestionali dovute a necessità da parte di privati di fare cassa per poi distribuirsene gli utili. E’ bene finirla con questi comin della politica che, formalmente, sono stati resi autonomi ma che, in verità, sono sempre schiavi del Potere al quale sono debitori di stipendi irragionevoli, di privilegi senza senso e di una agita vita sicura che quando “lasciano”, magari anche per colpe, vengono liquidati a suon di milioni di euro. E’ forse lì che finiscono i soldi che ricevono dallo Stato e dal continuo aumento dei biglietti ferroviari? Aumenti sempre seguito da minori interventi e servizi ai cittadini utilizzatori di SF?


Renato Bonini

Membro della Direzione Nazionale N.P.A.



 

 





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