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| La
cultura politica neo - azionista |
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UNA SIMPATIZZANTE INTERVISTA IL SEGRETARIO ANZIONALE N.P.A. La signora L.A. , una nostra nuova simpatizzante, ci ha fatto delle domande. Non è nostra abitudine rispondere pubblicamente a domande formulate in forma riservata. Nonostante ciò, abbiamo chiesto alla signora se potevamo renderle in forma pubblica di intervista e lei ha gentilmente acconsentito raccomandandoci solo di non citare il suo nome e cognome per intero. E' una eccezione ma crediamo ne valga la pena per l'interesse intrinseco che hanno queste domande e perché quest'ultime dimostrano la maturità di chi guarda con interesse e simpatia al 'Nuovo Partito d'Azione', un partito che, nonostante la sua forte carica di radicalità, cerca consensi ragionati e maturi, laici, e non fanatici. Quelli li lasciamo ad altri partiti ed ai presunti semidei della politica nazionale che sembra dimorino anche nel centrosinistra. Per l'occasione abbiamo girato le domande al Segretario Nazionale.
L.A. - Voi del 'Nuovo Partito d'Azione' volete un ritorno al proporzionale puro, senza quote di sbarramento, senza premi di maggioranza e con la possibilità di tener in conto anche la volontà politica degli astensionisti tagliando dei seggi in proporzione della percentuale degli astensionisti. Che cosa significa tagliare dei seggi in proporzione della percentuakle degli astensionisti in concreto?
Segretario Nazionale NPA - Innanzitutto mi lasci dire che il Nuovo Partito d'Azione è l'unico partito italiano che rispetta gli astensionisti i quali sono cittadini italiani che pagano le tasse, che non sono dei criminali e che non hanno perso i loro diritti politici. Essi semplicemente non li esercitano e sempre più spesso alla base di questo rifiuto c'è una espressione di forte politicità che non trova negli attuali partiti i canali attraverso i quali esprimersi. Ma questa è colpa dei partiti attuali non degli elettori. Invece ormai il 30% o quasi dei cittadini italiani è considerato invisibile agli occhi della politica ufficiale. Perché proprio noi del Nuovo Partito d'Azione rimettiamo al centro i diritti degli astensionisti? Prima di tutto, perché noi intendiamo essere i paladini di tutti gli invisibili italiani sia per motivi economico-sociali sia nel campo della democrazia formale. Secondo, perché siamo il partito della "rivoluzione democratica" e mi sembra che ricordarsi dei diritti e dello status degli astensionisti faccia già parte di un ampio progetto di rivoluzione democratica che va ben oltre quello a cui assistiamo oggi; quasi una utopia, ma una utopia concreta. Venendo ai particolari, credo di poter dire senz'altro che se alle elezioni politiche il 30% non va a votare allora dopo la conta degli eletti e prima della convalidazione, si taglierebbe il 30% dei seggi, proporzionalmente a tutti i partiti. Molto semplice. Questo sarebbe un vero incentivo per i partiti attuali a pensare al popolo e non solo ai propri apparati. Se vogliamo, questo meccanismo risolverebbe già in partenza anche il problema di tagliare il numero dei parlamentari, un tema oggi molto alla moda. Il problema è che non basterebbe neppure questo per far cambiare la testa a questi partiti; bisognerebbe aggiungere al taglio dei seggi in Parlamento anche il taglio del 70% degli stipendi dei parlamentari ed il taglio, altrettanto robusto, dei cosiddetti rimborsi elettorali. Ma da queste orecchie i partiti, tutti i partiti, comprendendo anche quelli che si vantano di essere i paladini della legalità e del nuovo, non ci sentono proprio.
Segretario Nazionale NPA - Prima di entrare nel vivo della domanda mi lasci fare una premessa. Innanzitutto un programma, per quanto sia una delle cose fondamentali per l'identità di un Partito, non è un testo sacro ed immutabile per quanto riguarda i dettagli. Con questo voglio dire che, per esempio, la soglia di 200.000 euro la stiamo per alzare e per portarla a 400.000 euro; questa cifra si intende come patrimonio di un nucleo familiare e come patrimonio prettamente liquido. Questo lo si capisce anche da altri dettagli. Il programma è del 2006 ed oggi siamo nel 2010. A distanza di quattro anni anche il rapporto debito/Pil non è più del 106% ma del 115%. Ma questi appunto sono dettagli. Quel che contano sono i principi. Detto ciò, faccio una precisazione; il taglio degli stipendi dei parlamentari nella misura del 70% non è una tassa, mentre la tassa sulle transazioni immobiliari in fondo non è gran cosa. La vera e propria tassa è la TPCC cioè una tassa patrimoniale che per un certo numero di anni dovrebbe essere la misura di finanza straordinaria più importante ed innovativa per uscire fuori dall'emergenza del debito pubblico. Questa è la tassa vera e propria. Per quanto riguarda la ricchezza immobiliare, se uno è un ricco possessore di immobili e non li vende non paga nemmeno la modica tassa sulle transazioni immobiliari. Per questi casi ci sforzeremo di pensare a qualcos'altro, però, lo ripeto, quando parliamo di tassazione patrimoniale progressiva lo facciamo sempre pensando appunto ad un criterio di progressività, a patrimoni mobiliari e ad un periodo indefinito ma comunque non eterno. Il problema è uscire dall'asfissia del debito pubblico e per far ciò non abbiamo mai pensato che una tassa patrimoniale sia la sola cosa da fare. Nel programma si parla anche di tagli e di lotta agli sprechi, alle spese inutili, agli enti inutili. Mi faccia dire un'altra piccola cosa; in un programma serio non si può parlare di qualsiasi cosa altrimenti si va a produrre quella cosa mostruosa ed indigeribile che è stato il programma di Prodi in 280 punti. Sulle grandi opere possiamo solo dire che se sono davvero grandi debbono costituire un reale investimento produttivo per il Paese. A questa condizione ne aggiungiamo altre tre ed esattamente; a ) non debbono foraggiare la grande e piccola criminalità mafiosa; b) non debbono stuprare il territorio e le sue bellezze; c) non debbono devastare il bilancio soprattutto in tempi di magra come l'attuale anteponendole come fa Berlusconi col ponte di Messina a cose ben più urgenti e necessarie anche nel campo delle opere pubbliche. Se tutte queste quattro condizioni vengono rispettate allora in via di principio saremmo favorevoli anche noi.
Segretario Nazionale NPA - Comincio dall'ultimo aspetto. Come può muoversi
un partito molto piccolo ed ancora quasi allo stato nascente come il
nostro? Non siamo né al governo né in Parlamento e quindi possiamo, oltre
a tener vivo il problema, oltre a sensibilizzare l'opinione pubblica,
tentare delle petizioni. Infatti una l'abbiamo già fatta circa due
anni fa in piena fase speculativa dei prezzi. In questo specifico momento
il problema è un po' meno sentito ma non perché i governi abbiano agito
con la mano pesante, assolutamente niente di tutto questo, ma solo perché
è in atto una deflazione quasi naturale, potrei dire, che è la conseguenza
della grande crisi finanziaria del 2008. In ogni caso, per abbassare i
prezzi si possono fare tantissime cose a patto che ci sia la forte volontà
politica di un governo che decida di stare dalla parte delle grandi masse
popolari. Invece il governo Berlusconi è spudoratamente dalla parte degli
speculatori di ogni risma ed il governo Prodi su questo tema è stato
pavido e timido ed anche per questo motivo è stato sconfessato dallo
stesso elettorato del centrosinistra. Il tema è amplissimo. Mi faccia fare
solo un esempio. Dove sono finiti i farmer-market? Anzi mi lasci fare una
denuncia; ci stiamo accorgendo che il principio del farmer market lo si
sta completamente stravolgendo da noi in Italia? Ammesso che se ne veda
qualcuno in giro.
Segretario Nazionale NPA - Anche questo è un tema vasto e molto spinoso. Comunque voglio dire qualcosa anche a questo riguardo. Veda, cara amica, il pubblico impiego è una giungla per cui non si può parlare con un unico criterio. Qui più che mai non bisogna recedere da un atteggiamento pragmatico che di certo non è quello di Brunetta contro il pubblico impiego e contro i 'fannulloni'. Questo non vuol dire che anche Brunetta non colga una parte della verità. Ma è una parte appunto, smentita in ogni momento da visioni della stessa realtà ben diverse dalla sua. C'è tanta gente che lavora nel pubblico impiego per poco e con turni massacranti e parlo di quelli già stabilizzati senza dire dello sfruttamento dei precari; c'è, al contrario, gente che fa poco o niente e c'è addirittura gente che se la spassa; penso a tanti dipendenti regionali di tante regioni, specialmente al Sud. Questi ultimi o molti di questi ultimi paradossalmente non hanno nemmeno colpa del loro parassitismo non solo perché in tutto il pubblico impiego l'organizzazione del lavoro è inefficiente ma perché molti posti nelle piante organiche sono del tutto inutili ed inventati per motivi clientelari. Insomma possiamo prendercela pure con i lavoratori del pubblico impiego fannulloni, ma il vero problema è che da decenni tutta l'organizzazione sociale, compreso il pubblico impiego, segue logiche distorte. Per rimodellare l'organizzazione del lavoro nel pubblico impiego occorrerebbe in realtà rimodellare la stessa organizzazione della società.
Segretario Nazionale NPA - Sulle grandi opere penso di averLe già dato una
esauriente risposta. Sul nucleare in via di principio siamo molto
contrari. Lei continua a farmi domande che stimolano non il nostro lato
ideologico ma l'altro lato, quello pragmatico-empirico. Ci verrebbe facile
e naturale dire che noi neoazionisti auspichiamo una società rinnovata
anche nelle fonti di produzione energetica attraverso appunto energie
pulite e rinnovabili. La nostra tendenza ideale sarebbe questa. Poi
bisogna fare i conti con i bilanci e con la scienza. Alcuni dicono
che le energie rinnovabili costano ancora di più dell'energia
nucleare, altri dicono il contrario, altri ancora dicono
che la questione è quella di far scendere i costi di produzione
del fotovoltaico e di farne una produzione di massa. Bisognerà verificare
tutte queste cose. Noi abbiamo istituito un Dipartimento Ambiente che
approfondirà anche gli aspetti tecnici di questi discorsi. Poi c'è
comunque un fatto puramente politico di cui i fautori del nucleare debbono
tener conto; la volontà delle popolazioni che vivono presso
le centrali nucleari da riadattare o da costruire ex novo. Per quel
che ci riguarda non una sola centrale dovrà essere costruita contro la
volontà delle popolazioni direttamente interessate.
Segretario Nazionale NPA -
Per casi limitati intendiamo riferirci soltanto ai casi in cui ci sia
un ragionevole fondamento di una causa collettiva contro aziende o settori
aziendali. Niente di più e niente di meno. Certo non è che questi criteri
siano di facile definizione, me ne rendo conto. Sarebbe preferibile la
soluzione extragiudiziale anche in questi casi e per tanti altri
motivi.
Segretario Nazionale NPA -
Non credo che il problema sia l’autofinanziamento dell’istituto carcerario
in quanto questa tipologia di spesa, relativa alla custodia dei soggetti
detenuti, è giusto che sia a carico dello Stato ed i soldi per svolgere questo lavoro insieme a quello rieducativo ci sono, ci
sarebbero; si
Segretario Nazionale NPA - Certo. Se i magistrati data la vaghezza di certe leggi applicano dei criteri un po' troppo discrezionali la colpa non è la loro ma di chi fa le leggi. Quindi la nostra indicazione programmatica è in realtà diretta a chi siede in Parlamento non certo ai magistrati.
Segretario Nazionale NPA - Quelli che cita Lei sono anche ciò che alcuni partiti considerano come il massimo concepibile nell'ambito dell'autoregolamentazione etica: invece per noi del 'Nuovo Partito d'Azione' sono solo i criteri minimi. Per spiegarmi meglio dovrei tratteggiare una poco diplomatica comparazione con altri partiti, anche con i partiti del centrosinistra, finanche con quei partiti del centrosinistra che credono di avere il monopolio del tema della legalità. Già in altri interventi ho avuto modo di dire che per noi la legalità non è un feticcio, non è un criterio massimo ma solo un criterio minimo. Prima ancora della legalità c'è la moralità, c'è la decenza politica. Ma anche su queste tematiche in realtà l'intransigenza azionista si trova in uno splendido isolamento sia ai tempi nostri per quel che riguarda l'NPA, sia tanto tempo fa per i nostri padri del PdA.
Segretario Nazionale NPA - Non so a quali iniziative a costo zero Lei si
riferisca esattamente. Caso mai ce ne può segnalare qualcuna e ci
farebbe cosa assai gradita. Quel che posso dire di sicuro è che i
neoazionisti guardano con favore a tutte quelle iniziative private che si
svolgono in modo lecito e che producono ricchezza non solo per le
imprese ma anche per la società. Però, anche in questo siamo
abbastanza avanguardisti, ci piace guardare lontano e quindi oltre le
tradizionali forme di attività economica privata e oltre i
tradizionali limiti; a noi piace progettare una società diversa e nuova,
quella che definiamo da qualche tempo l'alternativa azionista al presente
tipo di società. Nella nostra società ideale oltre alle forme tradizionali
di attività economica privata c'è quella che definiamo del "privato
sociale" cioè di un privato che lavora con le forme del privato ma
con finalità che trascendono lo stretto utilitarismo dell'operatore
privato. Quindi né veramente privato né veramente pubblico: per questo
viene chiamato terzo settore e la logica e le finalità del terzo settore a
noi piacciono moltissimo. Un altro nostro cavallo di battaglia è quello
dei bisogni e dei meriti. Quel che dice Lei nel campo economico ci trova
del tutto concordi. Auspichiamo il rispetto del valore del merito anche
nel campo dell'economia dei privati, ma sempre un attimo dopo che sia
stata soddisfatta l'ampia tematica dei bisogni e della 'seconda società'
che per noi ha la precedenza.
Segretario Nazionale NPA - La prendo un po' da lontano. Purtroppo i partiti sulla scena ufficiale sono ancora ben lontani dall'aver preso coscienza del fatto che stiamo camminando su un vulcano che può svegliarsi da un momento all'altro. Fuor di metafora questo vulcano, questa montagna inquietante si chiama debito pubblico. Io ritengo che a quota 120% del rapporto debito/Pil, e ci siamo quasi, l'Italia possa di fatto entrare in uno stato di pre-fallimento tecnico. Che poi non si arrivi al default vero e proprio questo dipenderà anche da fattori di altro tipo, ma tecnicamente siamo prossimi al baratro. Il problema vero è che la gente non ha alcuna coscienza di ciò e che i partiti se ne fregano di dire la verità all'elettorato. In questa situazione lo Stato italiano non può più permettersi di buttare ogni anno migliaia di miliardi di euro per mantenere in piedi un ente pressoché inutile come la Provincia. Quelle quattro funzioni residue che restano in capo agli enti provinciali possono tranquillamente essere assorbite dalle Regioni e in questo modo magari troviamo anche qualcosa da far fare a tanti impiegati regionali che stanno dalla mattina fino alle 14,00 del pomeriggio a chiedersi cosa debbono inventarsi per far passare il tempo di quelle poche ore di lavoro, se di lavoro in quei casi si può davvero parlare. |
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